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Giornata Internazionale per la Riduzione del Rischio dei Disastri Naturali

Il 13 ottobre è la Giornata Internazionale per la Riduzione del Rischio dei Disastri Naturali, ricorrenza istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1989 con l’obiettivo di promuovere una cultura globale di consapevolezza del rischio e della prevenzione dei disastri naturali. E per celebrare le azioni portate avanti dalle comunità e dalle persone per ridurre la loro esposizione ai disastri, che investono milioni di persone ogni anno e si verificano sempre più di frequente, esacerbati dai cambiamenti climatici.

Fondazione Cariplo è attiva da molti anni e in diversi ambiti con bandi a sostegno di progetti che operano in questa direzione e che hanno l’obiettivo di sensibilizzare le comunità locali sulla relazione tra tutela dell’ambiente rischi naturali e nello sviluppo di una cultura e di capacità di prevenzione e risposta. 

Con il progetto F2C-Fondazione Cariplo per il Clima sostiene la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici in aree territoriali vaste, tramite interventi per la diminuzione delle emissioni climalteranti, l’attenuazione degli impatti dei fenomeni meteorologici estremi e un incremento del capitale naturale. Per contribuire a raggiungere questo obiettivo è stata pubblicata la Call for ideas “Strategia Clima” con un budget di 3,4 milioni di euro, a sostegno di iniziative volte alla mitigazione e all’adattamento al Cambiamento Climatico a livello locale. F2C si propone di aumentare la conoscenza e la consapevolezza di istituzioni e cittadini sul cambiamento climatico attraverso il finanziamento, da un lato, di analisi e ricerche scientifiche, dall’altro, di attività culturali e divulgative. In precedenza, nell’ambito di un bando proprio dedicato alla resilienza dei territori alle criticità ambientali (bando Comunità resilienti), ha supportato la realizzazione di molte iniziative virtuose a livello locale in relazione al cambiamento climatico e ai rischi naturali, come “Il fiume chiama”.  

Il fiume chiama

Racconta Eleonora Esposito, dell’Agenzia InnovA21 per lo sviluppo sostenibile: «Nell’area del Seveso urbano, i comuni di Barlassina, Bovisio Masciago, Cesano Maderno, Lentate sul Seveso, Meda, Seveso e Varedo, che complessivamente presentano una popolazione di circa 180 mila abitanti. In quest’area il bacino idrografico del Seveso è caratterizzato da un elevatissimo grado di urbanizzazione, impermeabilizzazione del suolo e mancanza di aree naturali che possano assorbire i fenomeni di piena. Tali caratteristiche, unitamente alle modificazioni del regime idrico derivante dai cambiamenti climatici, accrescono il rischio idraulico cui è sottoposta la comunità locale, con conseguenze drammatiche in caso di esondazione in termini ambientali, sociali ed economici. Per la sola alluvione dell’8 luglio 2014 hanno contato quasi 12 milioni di euro di danni: case allagate, attività produttive e commerciali danneggiate dal fango, spazi pubblici resi inagibili, persone bloccate nei sottopassi stradali e infrastrutture viarie in tilt per giorni. Da allora si è assistito ad un aumento della frequenza di questi fenomeni che, anche se di minore entità, sono piuttosto diffusi sul territorio. La comunità locale non era pronta ad affrontare un’emergenza come quella del 2014. Si può affermare che mancasse la consapevolezza dell’esistenza di un rischio idraulico locale prima di quel giorno. Se da una parte le istituzioni locali e sovraordinate si sono attivate per migliorare la propria capacità di prevenzione e gestione del rischio, dall’altra ci si è resi conto della necessità di una partecipazione più attiva dei cittadini per aumentare davvero la capacità di adattamento ai cambiamenti climatici di questo territorio. È proprio da questa riflessione che nel 2015 è nata l’idea del progetto “Il fiume chiama” promosso da Agenzia InnovA21, Fondazione Lombardia per l’Ambiente e il Comune di Bovisio Masciago, uno dei più colpiti dall’alluvione del 2014. Grazie al sostegno di Fondazione Cariplo, è stato possibile attivare un grande team di lavoro, costituito dai 7 comuni dell’area e dai loro gruppi di volontariato di protezione civile, dedicato in modo esclusivo alla diffusione delle buone pratiche di prevenzione e auto-protezione dal rischio presso i cittadini. 
Per raggiungere questo obiettivo, sono state co-progettate diverse attività di comunicazione: incontri informativi con le vittime delle alluvioni, brochure contenenti una versione semplificata dei Piani di Protezione Civile comunali da distribuire nelle aree a rischio e cartelli informativi in alcuni punti lungo il torrente Seveso. Sono state organizzate diverse esercitazioni di protezione civile nelle aree più sensibili, dove i volontari hanno mostrato ai residenti come mettere concretamente in sicurezza se stessi e i propri beni da eventuali esondazioni e allagamenti. È stata inoltre realizzata una grande esercitazione intercomunale, che ha visto impegnati per 3 giorni ben 180 volontari e diversi tecnici e amministratori comunali per testare le procedure dei Piani di Protezione Civile in varie aree del territorio ed essere quindi più preparati ad affrontare nuove emergenze a fianco dei cittadini. Inoltre, sono stati realizzati eventi per la pulizia e manutenzione delle aree verdi spondali, a cui hanno aderito tante famiglie a fianco dei volontari di protezione civile, per diffondere una cultura della cura e della tutela del territorio.
Il progetto ha rappresentato un’opportunità per aprire un dibatto pubblico locale sul rischio idraulico coinvolgendo le istituzioni, il mondo del volontariato e i cittadini, superando i confini comunali per sviluppare un approccio di rete sovracomunale. Questo metodo di lavoro è stato anche condiviso all’esterno del territorio e il Contratto di Fiume Seveso, promosso da ERSAF e da Regione Lombardia, riconosce “Il fiume chiama” come esempio virtuoso di comunicazione sul rischio idraulico da replicare in altri contesti».

Con il bando “Beni al sicuro”, Fondazione Cariplo sostiene progetti di diagnostica, interventi e piani di conservazione che prevedano la tutela e la salvaguardia di beni artistico-architettonici. L'obiettivo è quello di prevenire e contrastare i potenziali rischi di degrado e dissesto degli edifici che possano occorrere in concomitanza di condizioni ambientali di tipo catastrofico (sismi, inondazioni, dissesto idrogeologico, fenomeni metereologici) e che possano quindi convertirsi in un rischio per la sicurezza e incolumità delle persone. Su questo bando sono stati finanziati in tre anni 35 progetti con contributi pari a oltre € 4,3 milioni. 

Il progetto Ente Villa Carlotta - “Trasmettere al futuro, Villa Carlotta: tutela, manutenzione, conservazione programmata”, è stato sostenuto nel 2019 con un contributo di 125.000 euro. Dal 2016 Villa Carlotta ha avviato un percorso di conoscenza del patrimonio e di conservazione preventiva e programmata, consapevole della mancanza di una visione sistemica del bene e dei rischi a cui esso è sottoposto. Parallelamente si sono resi evidenti alcune criticità quali: la presenza di un rischio idrogeologico, dovuto alle caratteristiche geomorfologiche del territorio, oltre a chiari fenomeni di umidità di risalita sulle superfici murarie della Villa, che ne mette a rischio le collezioni presenti, in particolare il salone dei marmi. 

Villa carlotta Drone 007
 

Spiega Maria Angela Previtera, direttrice di Villa Carlotta: «Ci siamo rivolti a Fondazione Cariplo e abbiamo avviato una manutenzione programmata e preventiva, collegata alla prevenzione del rischio. Se conosci il bene sei consapevole dei suoi limiti e delle sue debolezze, non intervieni per esempio a restaurare in quadro se è collocato su una parete dove si riscontrano tracce di umidità. Devi agire sulla causa e avere una visione, che è necessariamente di insieme. Villa Carlotta e le sue collezioni sono collocate in un parco, e si tratta di un luogo dove possono intervenire cause naturali. Grazie alla Fondazione Cariplo e a questo bando ci è stato possibile mettere in pratica questa visione e costruire un progetto lungimirante. È stato uno stimolo per proiettarci nel futuro, perché ogni intervento deve essere inserito in un piano di manutenzione in grado di individuare e agire sulle criticità e questo richiede indagini specifiche e accurate. E in questi anni abbiamo fatto una serie di indagini idrogeologiche e sismiche, in particolare in una zona del parco e appurato dove sono i rischi. Stiamo avviando i cantieri pilota sul parco, sull’edificio e sulle opere d’arte ed è la prima volta che intraprendiamo un progetto così globale e importante. Il sostegno del bando ci ha permesso anche di riflettere e sistematizzare tutti gli interventi fatti sul bene negli ultimi anni, riunire tutte le informazioni e leggerle in modo unitario, in modo da creare una piattaforma in cui attraverso un sistema di alert sappiamo come e quando dobbiamo intervenire per non fare interventi spot ma che tengano conto della complessità del bene e del territorio in cui è inserito». 

L’impegno di Fondazione Cariplo si è orientato in particolare anche sulla ricerca dedicata al dissesto idrogeologico, con un bando specifico dedicato alla previsione, alla prevenzione e alla mitigazione del rischio, con un budget di 1,5 milioni di euro.

Il punto di partenza: in un contesto in cui sono sempre più evidenti gli effetti dei cambiamenti climatici, che comportano fenomeni meteorologici estremi caratterizzati da piogge intense concentrate in periodi di tempo sempre più brevi, la gestione irrazionale del territorio porta al verificarsi di frane, alluvioni e allagamenti sempre più frequenti con conseguenze sull’incolumità della popolazione e sulla sicurezza di servizi e attività su un dato territorio. Ogni anno, infatti, oltre un migliaio di frane colpiscono il territorio italiano e la popolazione esposta ammonta a circa un milione di abitanti mentre le aree soggette ad alluvioni sono pari a 12 mila km2 con sei milioni di persone coinvolte. Questi fenomeni spesso si riattivano e avvengono con maggior frequenza in zone dove si sono già verificati o dove cause predisponenti e di innesco tendono a ripetersi. La carenza di previsione, prevenzione e mitigazione degli eventi di dissesto idrogeologico porta un numero sempre maggiore di persone a essere esposte a tale rischio.

Fondazione Cariplo ha concentrato il proprio intervento sul sostegno di progetti di ricerca mirati allo studio delle problematiche legate al dissesto idrogeologico e sulla prevenzione del rischio, attraverso: l’implementazione e aggiornamento di Sistemi Informativi Territoriali (SIT) e di banche dati relative al dissesto idrogeologico; lo studio e implementazione di modelli predittivi dei fenomeni meteorologici estremi; l’implementazione e aggiornamento della mappatura del territorio a rischio di dissesto.

Il Progetto STRESS

Grazie a questo bando, è stata sviluppata “Map..però”, una smart app a disposizione dei cittadini per segnalare condizioni ambientali critiche in corso o attese, con l’obiettivo di coinvolgere la comunità nella gestione del territorio nelle situazioni di allerta: frane, esondazioni, pericoli idrogeologici.

L’app è stata sviluppata dai ricercatori del progetto STRESS - Strategies, Tools and new data for REsilient Smart Societies (Strategie, Strumenti e dati innovativi per Società Intelligenti e Resilienti). «Costruire una cultura della prevenzione è l’obiettivo di STRESS» sottolinea Simone Sterlacchini dell'Istituto per la dinamica dei processi ambientali - Sede secondaria di Milano (Idpa-Cnr) che ha coordinato il progetto: «punta a ideare, realizzare e testare un modello per prevenire il pericolo di alluvioni e frane nel territorio valtellinese che possa supportare le Amministrazioni. Attualmente gli operatori delle regioni competenti in caso di rischi naturali non dispongono di un sistema che li supporti nelle operazioni di monitoraggio, analisi delle mappe di suscettibilità e degli scenari di pericolosità e impatto sul territorio. STRESS intende colmare queste lacune, valorizzando soprattutto tecnologie capaci di attivare comunicazioni bidirezionali con i cittadini in occasione di specifiche criticità e/o condizioni ambientali, secondo i criteri tipici della citizen science».

La smart app è stata sviluppata coinvolgendo ii tanti attori che ruotano intorno al tema della gestione del rischio idrogeologico, ma anche i cittadini nell’ottica di una formazione di competenze anche attraverso l’educazione. Infatti i primi a testare Map..però sono stati gli studenti di quattro licei della Valtellina-i “cittadini del futuro” che hanno affrontato con i ricercatori e le ricercatrici del progetto Stress un percorso di Alternanza scuola-lavoro. Gli studenti, lungo un itinerario progettato dai loro insegnanti, sono stati invitati a sottomettere delle segnalazioni relative a criticità ambientali reali o presunte. Queste segnalazioni sono state quindi archiviate via Internet in un database appositamente strutturato e rappresentate su mappa attraverso la piattaforma Web del progetto.