AttivAree

Il 60% del territorio italiano è rappresentato da centri minori, spesso piccolissimi. Le ragioni sono principalmente dovute alla peculiare conformazione orografica territoriale ma anche alla storia, che ha determinato – nel corso del tempo – complesse dinamiche di insediamento. 
Si tratta, per la maggior parte dei casi, di centri lontani dalle aree urbane, incastonati tra i rilievi montani o spalmati al largo delle pianure: luoghi che un tempo, quando si viveva quasi esclusivamente di agricoltura, erano floridi e popolati, ma che con l’inversione della congiuntura economica, hanno cominciato a subire un progressivo spopolamento. Le persone hanno iniziato a migrare, orientandosi verso le città ricercando opportunità di lavoro e di vita più praticabili e comode. 

L’abbandono è stato lento e inesorabile e ha investito prima i borghi più isolati, poi i paesi ed infine intere aree: le aree marginali. Terre lontane, sia a livello geografico (perché distanti dai centri urbani più antropizzati e organizzati in termini di servizi e opportunità) sia dal punto di vista culturale, perché “allontanate” da un’evoluzione sociale che ha cambiato radicalmente le esigenze delle persone. 

Sono stati tempi  di transizione condizionati da una ripresa economica che sembrava inarrestabile e che ha convogliato le persone verso le città, dove si prospettava una vita migliore, lontano dai ritmi comandati dalla natura, dai “calli sulle mani” e dalle “fasi lunari”. 

Tutto questo, però, oggi è cambiato ed è iniziata una nuova fase. Nell’arco di un paio di generazioni è maturata una nuova consapevolezza rispetto al rapporto con la terra, e qualcuno, forte di una tecnologica e di un sapere che fa la differenza, ritorna (in un percorso a ritroso) a calcare le orme di chi, da questi luoghi era partito… 

Nelle aree rurali e nei borghi sparsi per l’Italia, oggi si sono riaccesi i riflettori e le speranze. Si è ricominciato a guardare a questi luoghi come a ideali bastioni che hanno custodito la nostra storia, rappresentando di fatto – con gli attrattori ambientali, culturali e sociali unici di cui dispongono – una parte importante del nostro Patrimonio
Oggi esiste anche un mercato, promettente e preparato  a valorizzare questo Patrimonio, che deve però essere messo a sistema e guardato in modo nuovo, trasformando ciò che un tempo è stato motivo di abbandono in risorsa e ciò che è stato tramandato ed è rimasto in esperienza

Ed è con questo nuovo sguardo rivolto alle potenzialità inespresse di queste aree, che Fondazione Cariplo promuove AttivAree, il Programma intersettoriale che mira a riattivare le aree marginali del territorio di riferimento della Fondazione e ad aumentare la forza attrattiva del territorio nei confronti dei residenti, di potenziali investitori e dei poli urbani di riferimento, facendo leva sulle risorse delle comunità. 

 Gli Obiettivi 

La parola d’ordine è rigenerazione del territorio attraverso un processo di cambiamento che favorisca crescita sociale, culturale ed economica che si realizzerà: 

  • promuovendo i processi partecipativi
  • valorizzando il  ruolo e le competenze del terzo settore
  • adottando approcci intersettoriali che integrino aspetti ambientali, sociali, culturali, economici e opportunità di ricerca; 
  • sviluppando interazioni proficue tra aree interne e aree urbane; 
  • riutilizzando manufatti esistenti che non comportino ulteriore consumo di suolo. 

 I territori  

Il Programma AttivAree finanzia due progetti di “rinascita” delle aree interne che sono stati selezionati tra le idee progettuali,  presentate da 11 territori della Lombardia e del Verbano-Cusio-Ossola, durante la fase di Call che si è chiusa il 30 giugno 2016. I progetti, che riguardano le aree interne dell’Oltrepò Pavese e delle valli bresciane Trompia e  Sabbia, hanno colto l’idea dello sviluppo e del consolidamento strutturato di un immaginario ponte verso la città e i centri urbani di maggiori dimensioni, non in chiave di subalternità o di perdita della propria identità ma di complementarietà e di scambio di know how e servizi. Così come hanno condiviso una reinterpretazione del ruolo dell’agricoltura in una chiave ambientale, sociale e scientifica più moderna. 

I progetti 

Nel  progetto Oltrepò(BIO)diverso, promosso dalla Fondazione Sviluppo Oltrepò Pavese, si punta  sulla biodiversità come fattore di competitività, connessione, sviluppo e ripopolamento, un  progetto che si può definire di “rigenerazione rurale e comunitaria”. La biodiversità è intesa anche in senso sociale, culturale e interculturale, attribuendo un rinnovato ruolo all’agricoltura e al paesaggio anche come ambiti di applicazione di ricerca scientifica. L’accesso alla terra è un elemento fondamentale per promuovere l’attività agricola multifunzionale e per questo si intende lavorare per il superamento della frammentazione fondiaria e per la valorizzazione del patrimonio di biodiversità (ad esempio, la ricchezza di specie di farfalle presenti in Oltrepò è  pari a quella dell’intera Gran Bretagna). Collegata a questa visione, è l’idea di aprire la comunità locale a giovani e migranti e di sviluppare nuovi servizi che favoriscano il ripopolamento rurale e la conciliazione lavoro-famiglie e quindi una maggiore occupazione femminile, nonché la riattivazione di luoghi che rafforzi il processo di identità culturale collettiva. 

Nel progetto “Valli Resilienti”, proposto dalle Comunità Montane di Valle Trompia e Valle Sabbia, l’idea di rilancio è basata su una strategia articolata su diversi ambiti tematici, che punta a valorizzare le esperienze e competenze del territorio, insieme alle opportunità offerte dalle nuove tecnologie. Vi è inoltre un buon equilibrio tra il “dentro” e il “fuori”: da un lato servizi di prossimità agli abitanti gestiti in rete attraverso cooperative sociali e azioni di valorizzazione di prodotti locali, dall’altro efficienza amministrativa per attrarre nuovi investitori o accoglienza specializzata per target sociali fragili provenienti anche da altri territori. La leva che si intende utilizzare si basa sulla volontà di collaborazione e reciproca contaminazione tra i partner, scambiandosi buone pratiche e replicando quelle che funzionano. 

TIPO

Bando con scadenza a due fasi.

SOSTEGNO FORNITO

€ 1.600.000

OBIETTIVO

Applicare il potenziale della tecnologia e/o del digitale per innovare i servizi di welfare in risposta all’evoluzione dei bisogni.

PRINCIPALI LIMITI DI FINANZIAMENTO

Contributo massimo € 220.000 (Linea 1) o € 90.000 (Linea 2) e non superiore all’80% dei costi.

Premessa

Il bando è emesso dall’area Servizi alla Persona e dall’area Ricerca scientifica e Trasferimento tecnologico di Fondazione Cariplo nell’ambito della linea di mandato 4 “Creare le condizioni abilitanti al rafforzamento delle comunità” con il supporto di Cariplo Factory S.r.l. Società Benefit e Fondazione Social Venture Giordano dell’Amore (FSVGDA).

Contesto

Il welfare italiano si sta confrontando con diverse sfide: oltre alle criticità storiche che il sistema si trascina da tempo (ad esempio un impianto di servizi sottodimensionato con bassi tassi di copertura, il peso eccessivo dei trasferimenti monetari, la frammentazione delle risorse e delle responsabilità istituzionali, ecc..) ve ne sono di nuove legate ai cambiamenti socio-demografici e alle conseguenze delle crisi internazionali in atto.

Per capire la portata di queste sfide, basti pensare ai due principali fenomeni che, dal punto di vista demografico, stanno interessando il nostro Paese: la decrescita della natalità e l’invecchiamento della popolazione.

I nati nel 2023 sono stati 379 mila, l’undicesimo minimo storico di nascite di fila dal 2013. Il numero medio di figli per donna è pari a 1,20 contro 1,68 della Francia (uno dei paesi europei con il tasso di fecondità più alto). I ridotti tassi di natalità oltre a causare un assottigliamento delle famiglie e una minore capacità di cura, nel lungo periodo comporteranno anche una riduzione del gettito fiscale e il rischio di una compressione di risorse destinate ai sistemi di welfare. A questo fenomeno si affianca un processo diinvecchiamento con un’età media della popolazione di 46,6 anni. Gli ultrasessantacinquenni nel 2023 ammontavano a oltre 14 milioni individui, il 24,3% della popolazione totale contro il 24,1% dell’anno precedente.

Questi cambiamenti stanno innescando tensioni importanti sulla tenuta del sistema di welfare, che sono destinate ad aggravarsi alla luce delle previsioni demografiche per i prossimi anni. Diventa quindi ancora più urgente innovare i servizi per potenziarne la capacità di risposta e per fronteggiare il rischio di riduzione delle risorse disponibili.

Le nuove tecnologie e il digitale possono rappresentare, come già si sta verificando in altri settori, lo strumento abilitante delle innovazioni e dei cambiamenti che il settore del welfare dovrà provare ad implementare. Sono numerose le applicazioni a disposizione in tal senso, come ad esempio la sensoristica per il monitoraggio delle persone fragili, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale in ambito educativo e le piattaforme digitali che facilitano la conoscenza e l’accesso ai servizi. Innovazioni tecnologiche di questo tipo, già diffuse in altri ambiti, sono ancora marginali nell’ambito dei servizi di welfare ma potrebbero diventare un importante “driver” di cambiamento se capaci di integrarsi con la dimensione relazionale/comunitaria.

Dalla sperimentazione al consolidamento di reti e dispositivi d’intervento a favore del benessere delle giovani generazioni.

TIPO

Bando con scadenza.

SOSTEGNO FORNITO

€ 3.500.000

OBIETTIVO

Consolidamento di reti e dispositivi d’intervento a favore del benessere delle giovani generazioni.

PRINCIPALI LIMITI DI FINANZIAMENTO

Contributo minimo: € 100.000.
Contributo massimo: € 200.000 (solo in caso di candidature congiunte tra due o più progetti della prima e/o seconda edizione, € 350.000).
Cofinanziamento minimo: 20% del costo totale.

Premessa

Il bando è emesso dall’Area Servizi alla Persona di Fondazione Cariplo nell’ambito della linea di mandato 2 “Ridurre le disuguaglianze, intervenendo sulle diverse forme di povertà e fragilità”.

Contesto

Negli ultimi anni si è assistito a un crescente malessere tra bambini, bambine, ragazzi e ragazze, che si manifesta in età sempre più precoce e che è difficile da intercettare e accompagnare. Il fenomeno, per sua natura multidimensionale, richiede risposte capaci di integrare competenze e prospettive diverse, attivando collaborazioni stabili tra attori educativi, sociali e sanitari.

Consapevole delle complessità in campo, Fondazione Cariplo ha promosso, a partire dal 2022, tre edizioni del Bando Attenta-mente, sostenendo interventi volti a prendersi cura del benessere emotivo, psicologico e relazionale delle giovani generazioni. I progetti avviati hanno contribuito a costruire reti territoriali e sperimentare dispositivi di intervento, per supportare minori e famiglie. Sono state realizzate anche azioni di monitoraggio e di ricerca per promuovere apprendimento e conoscenza.

Potenziare la capacità delle comunità di rispondere ai bisogni degli anziani e delle loro famiglie.

TIPO

Bando con scadenza.

SOSTEGNO FORNITO

€ 3.500.000

OBIETTIVO

Connettere, rafforzare e/o innovare, i servizi a supporto delle persone anziane e delle loro famiglie attraverso la ricomposizione delle risorse disponibili e il coinvolgimento della comunità.

PRINCIPALI LIMITI DI FINANZIAMENTO

Richiesta di contributo compresa tra
€ 100.000 e € 400.000 e comunque non superiori al 60% dei costi totali preventivati; investimenti ammortizzabili non superiori al 30% dei costi totali del progetto.

Premessa

Il bando è emesso dall’Area Servizi alla Persona di Fondazione Cariplo nell’ambito della linea di mandato “Ridurre le disuguaglianze, intervenendo sulle diverse forme di povertà e fragilità”.

Contesto

L’Italia si conferma uno dei Paesi più anziani al mondo, con un quarto della popolazione che ha un’età uguale o superiore ai 65 anni. Secondo il Rapporto Istat 2025, l’età media della popolazione è salita da 45,7 anni all’inizio del 2020 a 46,8 all’inizio del 2025, contro una media europea di 44,7 anni. Al 1° gennaio 2025, le persone con più di 65 anni in Italia erano pari a 14 milioni 573 mila, il 24,7% della popolazione totale. L’Italia è anche uno dei paesi con la più bassa mortalità al mondo, fattore che ha contribuito ad un significativo aumento della speranza di vita alla nascita che, nel 2024, ha raggiunto il nuovo record di 83,4 anni, segnando quasi 5 mesi di vita in più rispetto al 2023. Per gli uomini la speranza di vita è stimata in 81,4 anni, mentre per le donne a 85,5.

L’incremento della longevità non procede però di pari passo con la speranza di vita in buona salute: nel 2024 la stima relativa agli uomini è di 59,8 anni, mentre per le donne la stima si attesta a 56,6 anni, raggiungendo il minimo dell’ultimo decennio. Gli italiani vivono quindi a lungo, ma per molti anni percepiscono il proprio stato di salute come non positivo.

A livello lombardo, su 10,1 milioni di abitanti, il 23,8% sono anziani over 65. Il numero di anziani non autosufficienti residenti in Lombardia per il 2023 (stimato sui dati ISTAT 2021) è di 567.673 (circa il 24,4% della popolazione over 65).

Quanto ai servizi rivolti all’invecchiamento, nonostante il sistema lombardo si posizioni tra quelli con una maggiore capacità di risposta al bisogno degli anziani rispetto alle altre regioni italiane, il modello attuale fa perno sulla componente socio-sanitaria, con pochi investimenti su quella sociale; inoltre, questo modello è basato sui servizi residenziali (RSA), che si stanno ponendo in misura sempre maggiore come una soluzione per anziani altamente compromessi e nella fase terminale della loro vita. In Lombardia (dati 2023), risultano in carico al servizio di RSA 85.636 ospiti (il 18,7% della popolazione non autosufficiente over 75) e 176.055 utenti tramite l’ADI, che corrispondono al 31% degli anziani non autosufficienti over 653. L’offerta di servizi appare dunque orientata a erogare prestazioni sanitarie individuali, non favorendo approcci multidimensionali che potrebbero essere garantiti solo da reti territoriali ben radicate e in grado di intercettare i moltissimi anziani parzialmente o totalmente non autosufficienti attualmente fuori dai circuiti specialistici.

Le famiglie, quando presenti, faticano a trovare risposte all’interno della rete di offerta esistente e spesso si devono fare carico della quota maggiore della spesa e del coordinamento tra cure domiciliari e servizi specialistici. La spesa privata sostiene prioritariamente l’auto-organizzazione basata sul “badantato”. Per il 2023 la stima del numero di badanti regolari e irregolari in Italia è di oltre 1 milione di individui4, implicando la presenza di una badante ogni 34 anziani over 75 non autosufficienti. In Lombardia, la stima più recente (2023) del numero di badanti (regolari e non) presenti sul territorio è di circa 180.000, ovvero oltre 40 badanti ogni 100 cittadini over 75 non autosufficienti. Di queste badanti, si stima che solo il 40% siano assunte con un regolare contratto (dati INPS).

Nel territorio lombardo si stimano inoltre 360.000 caregiver famigliari (circa il doppio delle badanti): di questi, uno su due è a sua volta anziano e uno su dieci condivide direttamente il carico di cura con una badante.

Il ruolo delle famiglie come “istituzione curante” appare dunque oggi più che mai centrale nella gestione degli anziani (autosufficienti e non); tuttavia questa impostazione non può essere risolutiva e richiede maggiori attenzioni perché le trasformazioni culturali, socio-economiche e demografiche degli ultimi anni stanno indebolendo la capacità di cura del nucleo familiare e aumentano le situazioni in cui la persona anziana non può ricorrere ad alcun sostegno parentale.

In questi anni sono stati sicuramente fatti passi in avanti a livello nazionale e regionale, in particolare in merito all’attuazione del PNRR, con una ormai definita allocazione delle risorse rivolte agli anziani “non autosufficienti” e all’avvio concreto del percorso di infrastrutturazione e potenziamento di alcuni servizi territoriali (Case di Comunità, Hub & Spoke, Punti Unici di Accesso…). Importante sottolineare, inoltre, l’approvazione della Legge Delega per la riforma della non autosufficienza (legge 33/2023) e del primo Decreto legislativo attuativo (D. Lgs. 29/2024), anche se molte novità previste non sono ancora state attivate operativamente.

TIPO

Bando con scadenza.

SOSTEGNO FORNITO

€ 2.300.000 €

OBIETTIVO

Rispondere ai bisogni educativi, animativi e di socialità di preadolescenti, adolescenti e giovani.

Premessa

Il presente bando è emesso dall’area Servizi alla Persona della Fondazione Cariplo nell’ambito della Linea di mandato “Ridurre le disuguaglianze, intervenendo sulle diverse forme di povertà e fragilità”, in collaborazione con la Fondazione Peppino Vismara e le 16 Fondazioni di Comunità del sistema promosso da Fondazione Cariplo.

Contesto

Crescere è una sfida: l’adolescenza, più di altre fasi della vita, è un momento di transizione che oltre ad essere caratterizzato da profondi cambiamenti individuali risente particolarmente di fattori ambientali, sociali e culturali e, in questo senso, presenta complessità diverse a seconda del momento storico.

I cambiamenti avvenuti negli ultimi anni, legati in particolare alla presenza sempre più pervasiva del digitale e dei social network, uniti allo scenario di “policrisi” che stiamo vivendo – caratterizzato dagli effetti della pandemia, dalle guerre e conflitti più prossimi che in passato, dalle trasformazioni demografiche, dall’aumento delle disuguaglianze – stanno avendo forti ripercussioni sia sui percorsi di vita di ragazze e ragazzi, che sul ruolo educativo degli adulti di riferimento.

Le difficoltà dei ragazzi sembrano in crescita e fenomeni quali la dispersione scolastica, l’isolamento e il ritiro sociale, gli attacchi al sé, il bullismo, sebbene siano sempre esistiti, sono percepiti come più diffusi.

Allo stesso tempo, il ruolo educativo degli adulti della comunità è più fragile e frammentato. Alla difficoltà dei genitori, degli insegnanti e delle altre agenzie educative, si aggiunge la fatica delle istituzioni a investire in politiche giovanili adeguate al nuovo scenario e una diversa propensione delle persone a mettere a disposizione tempo e competenze per la propria comunità, per animare spazi e luoghi e per favorire occasioni di incontro in cui bambini e ragazzi possano trovare opportunità di confronto, di crescita e stabilire relazioni positive. Le occasioni e gli spazi di aggregazione, in particolare a seguito della pandemia (progressiva digitalizzazione delle relazioni, disabitudine a condividere luoghi di socialità, ripiegamento in una dimensione individuale), rischiano di ridursi ulteriormente lasciando vuoti e creando distanze sempre più difficili da colmare.

Nella logica di anticipare lo scivolamento in forme di disagio e di soddisfare bisogni educativi, di socializzazione e protagonismo dei giovani, diventa importante tornare a porre attenzione alla dimensione di prossimità, favorire alleanze educative territoriali tra le realtà formali, informali e le istituzioni e sostenere i presidi educativi, a partire da quelli presenti e riconoscibili.

Alla luce di tali considerazioni e dell’importanza che rivestono i luoghi di socialità per gli adolescenti, si ritiene che la rete degli oratori rappresenti una risorsa strategica da preservare e promuovere sia per la presenza diffusa e capillare, sia per l’aver storicamente esercitato una funzione educativa e aggregativa importante per le comunità. Gratuità, accesso a bassa soglia, dimensione relazionale, offerta animativa aperta a tutta la comunità di riferimento sono aspetti che da sempre caratterizzano gli oratori.

Per contro, gli oratori oggi rischiano di disperdere il loro potenziale aggregativo e la capacità di essere collante delle comunità a causa, da un lato, del diminuire delle persone adulte di riferimento – sacerdoti, altre figure religiose, volontari che partecipano alla vita comunitaria – e, dall’altro, della sempre più elevata complessità delle sfide educative. Nell’ultimo decennio sono diminuite le giornate e gli orari di apertura degli spazi e l’offerta garantita dagli oratori si è concentrata principalmente sull’attività estiva.

Nel corso del 2024 è stata promossa una prima edizione del bando Porte Aperte, che ha raccolto un’ampia risposta. Con questo bando si intende quindi rinnovare l’impegno nel potenziamento e rafforzamento dell’offerta dedicata a preadolescenti e adolescenti, valorizzando gli oratori quali spazi di attivazione della comunità e promuovendo alleanze educative finalizzate a sostenere i percorsi di crescita dei giovani e il loro benessere.

TIPO

Bando senza scadenza.

SOSTEGNO FORNITO

€ 5.000.000

OBIETTIVO

Sostenere l’avvio di nuovi interventi di abitare sociale, promossi da soggetti pubblici o privati non-profit, capaci di rivolgersi in modo mirato alle categorie sociali più bisognose e di mobilitare e catalizzare risorse locali altrimenti non disponibili.

Premessa

Il bando è emesso dall’Area Servizi alla Persona nell’ambito della linea programmatica: Ridurre le disuguaglianze, intervenendo sulle diverse forme di povertà e fragilità. Il bando è senza scadenza.

Per partecipare al bando senza scadenza è necessario presentare un’idea progettuale (pre-progetto) tramite l’Area Riservata. Una volta presa visione del pre-progetto, se coerente con il Bando, gli Uffici contatteranno l’organizzazione per fissare un incontro di approfondimento propedeutico alla stesura della formale richiesta di contributo. Per maggiori informazioni sull’iter previsto, si rimanda alla Guida alla presentazione dei progetti su bandi.

Contesto

La casa e l’abitare sono dimensioni fondamentali per la qualità della vita in particolare per le persone in condizioni di fragilità, come chi sta cercando di riconquistare una piena autonomia (per esempio dopo percorsi di accoglienza protetti o partendo da condizioni di forte marginalità) , chi vuole sperimentare le proprie possibilità di vita indipendente (come le persone con disabilità), o chi invece sta perdendo progressivamente la propria autonomia (una quota crescente di persone anziane) o ancora chi ha un’esigenza alloggiativa temporanea e vincoli di reddito (si pensi al fenomeno della migrazione sanitaria, ai lavoratori temporanei…). La dimensione abitativa rappresenta uno spazio cruciale sia per recuperare, mettere alla prova, mantenere la capacità di vita autonoma di chi è fragile, sia per affrontare fasi, anche transitorie, di difficoltà e può influire significativamente sul benessere delle persone.
La complessità dei bisogni richiede attenzioni particolari che vanno al di là della semplice risposta residenziale e rinviano a soluzioni caratterizzate da uno o più dei seguenti elementi:

  • l’offerta di alloggi adeguati ma anche di servizi flessibili di accompagnamento a intensità variabile;
  • l’adattabilità della risposta che mette al centro la persona e l’evoluzione dei suoi bisogni nel tempo;
  • la capacità di collocarsi in modo intermedio nella gamma di soluzioni esistenti, tipicamente polarizzate tra il domicilio / il libero mercato (privo di presidi) e le risposte ad alta protezione.

Fondazione Cariplo ha sostenuto negli anni numerosi interventi in tal senso, ma le risposte di “abitare sociale” attivate non sono sufficienti a far fronte alla crescita e alla complessità dei bisogni.
Si registrano difficoltà nel disporre stabilmente di alloggi da adibire all’accoglienza di persone fragili, nel reperirli a condizioni agevolate e nel trovare le risorse necessarie agli eventuali adeguamenti. Gli enti affrontano problematiche anche nella fase di avvio gestionale e di strutturazione del servizio. Allo stesso tempo, esistono opportunità di valorizzazione a scopi sociali di patrimonio immobiliare inutilizzato o sottoutilizzato insieme alla possibilità di riqualificazione energetica dello stesso, che permetterebbe un contenimento dei costi a regime e un minor impatto ambientale

È inoltre evidente come, negli ultimi anni, il disagio abitativo si sia acuito sensibilmente, estendendosi a fasce sempre più ampie di popolazione a causa dell’evoluzione di dinamiche sociali ed economiche, una complessità che richiede risposte di diversa natura e che Fondazione Cariplo affronta anche attraverso investimenti mirati in fondi immobiliari etici e in stretta collaborazione con enti quali Fondazione Housing Sociale e REDO Sgr Società Benefit.

InnovaWelfare

Nel 2023 Fondazione ha lanciato il progetto InnovaWelfare con l’obiettivo di potenziare la capacità di innovazione degli attori non profit attivi nel sistema del welfare per migliorare le risposte ai bisogni nel breve e medio-lungo periodo. Il Progetto è promosso congiuntamente dall’Area Servizi alla Persona e dall’Area Ricerca Scientifica, insieme a Cariplo Factory srl società benefit e Fondazione Social Venture Giordano dell’Amore, e si sviluppa su tre assi di lavoro: 

  • un Osservatorio Tecnologico;
  • il Bando InnovaWelfare per accompagnare gli enti non profit nella sperimentazione di soluzioni innovative abilitate dalla tecnologia e/o dal digitale;
  • attività di Impact Investing per fornire un ulteriore accompagnamento delle migliori soluzioni sperimentate sul Bando.

Nell’ambito dell’Osservatorio, l’Università degli studi di Bergamo ha realizzato una ricerca che ha delineato le opportunità offerte dalla tecnologia e dal digitale nell’innovare i servizi di welfare alla luce delle trasformazioni sociali in atto. Tramite le prime due edizioni del Bando sono stati sostenuti 17 progetti che implementano pilota e sperimentazioni di soluzioni tecnologiche per il miglioramento dei servizi di welfare. Sono in fase di valutazione eventuali investimenti delle migliori soluzioni sostenute dal bando.

Fondazione continua a sostenere le organizzazioni non profit che intendono migliorare i propri servizi di welfare tramite le nuove tecnologie attraverso la terza edizione del bando, disponibile qui.

Housing Sociale

A partire dal 1999, Fondazione Cariplo ha affrontato con determinazione il tema dell’abitare sociale, lanciando diversi bandi finalizzati ad aumentare l’offerta, da parte di gestori non profit, di alloggi e servizi di accompagnamento rivolti a persone con diverse fragilità e che dal 2011 sono confluiti in un unico bando “Housing sociale per persone fragili” che stimola i territori ad aumentare la capacità di risposta ad alcuni bisogni abitativi (legati alla situazione socioeconomica, alla disabilità e all’invecchiamento). L’obiettivo è potenziare l’offerta e rafforzare l’autonomia delle persone, massimizzando l’accessibilità economica delle soluzioni abitative. Ad oggi (dati dicembre 2025) la Fondazione ha sostenuto 424 progetti deliberando contributi per oltre 80 mln €, attivando circa 7.000 posti letto a beneficio di soggetti con fragilità.

Inoltre, a partire dal 2004, Fondazione Cariplo ha deciso di affrontare in maniera sistematica il tema dell’edilizia privata sociale costituendo, con la partecipazione e il sostegno di Regione Lombardia e di ANCI Lombardia, una fondazione di scopo: la Fondazione Housing Sociale. Ad oggi è attiva come ente promotore del modello di housing sociale in Italia, in qualità di advisor dei fondi che investono nel settore: fornisce assistenza nella progettazione degli interventi, offrendo consulenza nella pianificazione urbanistica e architettonica, nel design dei servizi e del welfare abitativo e nel community development. 

L’impegno di FHS ha portato nel 2006 alla nascita del primo fondo italiano dedicato all’housing sociale – il Fondo Abitare Sociale 1, sull’esempio del quale è stato successivamente costituito il Fondo Nazionale Investimenti per l’Abitare, gestito da CDP Real Asset SGR, motore di un Sistema Integrato di Fondi di Housing Sociale (SIF) che realizza progetti di housing sociale in tutta Italia. Il SIF è oggi uno dei programmi di investimento di impatto più grandi realizzati a livello mondiale.   

L’esperienza dell’housing sociale ha conosciuto in Regione Lombardia il massimo sviluppo. Nel 2019 ha iniziato la propria attività REDO Sgr S.p.A. Società Benefit, gestore del Fondo Abitare Sociale 1 (oggi chiamato Fondo Immobiliare di Lombardia – FIL). REDO esprime attenzione e competenze anche rispetto allo student housing e alla rigenerazione urbana. 

Innovazione per lo Sviluppo

Innovazione per lo Sviluppo è un programma promosso insieme a Fondazione Compagnia di San Paolo con la finalità di sostenere l’innovazione nel settore della cooperazione internazionale allo sviluppo, in particolare favorendo e rafforzando legami tra Italia e Africa

Attivo dal 2016, le attività del programma si sono strutturate lungo tre assi di lavoro:

  • call e opportunità di collaborazione tra le Organizzazioni della Società Civile (OSC) attive in cooperazione internazionale e il mondo dell’innovazione italiana e africana;
  • formazione del capitale umano e creazione di una comunità di pratica dalle competenze ibride rivolta a operatrici e operatori della cooperazione internazionale allo sviluppo;
  • eventi e incontri – digitali e in presenza – per favorire il networking e il continuo scambio di buone pratiche

Percorso progettuale e risultati

Dal 2016 al 2023 Innovazione per lo sviluppo ha sostenuto 59 progetti di innovazione aperta, raggiungendo circa 40mila beneficiari diretti e 600mila beneficiari indiretti, coinvolgendo Organizzazioni della Società Civile, soggetti innovatori e comunità e istituzioni locali tra Italia e Africa. Nello stesso periodo, il programma ha promosso 26 percorsi di formazione e capacity building organizzati da 17 partner tecnici. Questi sono stati dedicati a temi dell’innovazione (dati per lo sviluppo, approccio imprenditoriale e leadership, project management, impatto) che hanno raccolto complessivamente 2.200 candidature e circa 1.400 partecipanti.

Gli eventi sono stati occasioni di incontro e networking per la community di Innovazione per lo Sviluppo che ha raggiunto nel 2023 quota 10.000 persone. Nel corso di tre edizioni (2017, 2019, 2023), gli Open Days dell’Innovazione hanno riunito circa 1.500 persone in presenza e in modalità ibrida, mentre la serie di webinar Open Talks dell’Innovazione, nata in conseguenza dell’emergenza sanitaria, ha raggiunto 600 partecipanti

Il consolidamento

Nel 2024 il programma è entrato nella fase di consolidamento con Innovazione per lo Sviluppo – Next, focalizzato sul follow-up dei progetti finanziati con le call di innovazione aperta, sulla preparazione di una legacy di progetto per mettere a disposizione tutti gli apprendimenti e le innovazioni realizzate (il sito è diventato un portale multimediale di consultazione), e sulla formazione.
Nel corso del 2025, il programma si è focalizzato prioritariamente su iniziative di formazione, coinvolgendo oltre 500 persone, e ha avviato la progettazione di una linea di lavoro dedicata al cofinanziamento di progetti europei di cooperazione internazionale, che sarà lanciata nel 2026 e rivolta ai soggetti parte della community di Innovazione per lo Sviluppo, con un focus sui temi distintivi del programma.

Nel 2025 sono state sostenute, tra le altre iniziative: l’edizione 2025 del Social Enterprise Open Camp, svoltasi in Piemonte (Torino, Cuneo e Langhe), con 490 partecipanti di 40 nazionalità; il Master ICT for Development and Social Good (2025–2026) promosso dall’Università di Torino in collaborazione con COREP e ImpactSkills, con il patrocinio dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e 10 borse di studio messe a disposizione da Fondazione Cariplo e Fondazione Compagnia di San Paolo; e due missioni di volontariato digitale che hanno accompagnato associazioni non profit attive in ambito migratorio e di cooperazione allo sviluppo nella definizione di strumenti digitali.

QuBì – La ricetta contro la povertà infantile

Il programma QuBì – La ricetta contro la povertà infantile, fortemente voluto nel 2017 dall’allora presidente di Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti, ha messo in campo quasi 27 mln di euro di risorse complessive per la realizzazione di azioni di contrasto della povertà minorile.

Analisi dello scenario

Nel 2017, grazie alla collaborazione con il Comune di Milano, è stato possibile passare dalle stime ai dati e fotografare, per la prima volta, la povertà minorile e la sua incidenza nei diversi municipi e quartieri. L’analisi realizzata consegnava l’immagine di una città in cui i contributi pubblici di sostegno al reddito avevano raggiunto 19.181 nuclei famigliari, corrispondenti a 54.493 individui. Le famiglie con minori raggiunte erano 9.433, per un totale di 19.703 bambine e bambini, ragazze e ragazzi. Ma il dato non teneva conto di quelle famiglie che non richiedevano le misure di sostegno al reddito per via della mancanza dei requisiti di accesso o perché, più semplicemente, non ne erano a conoscenza o non erano in grado di presentare domanda. Con l’obiettivo di poter raggiungere le famiglie non intercettate, era necessario lavorare a stretto contatto con la parte di città che quelle famiglie le conosceva, con operatrici e operatori, volontari e assistenti sociali che ogni giorno le incontravano nei quartieri, nei cortili, nelle sedi delle organizzazioni e negli spazi di distribuzione delle derrate alimentari. 

Interventi di contrasto alla povertà alimentare

Nella piena consapevolezza di un bisogno quanto mai urgente da soddisfare, QuBì dal 2017 ha iniziato a sostenere una molteplicità di interventi mirati per il contrasto alla povertà alimentare, a partire dall’attivazione, grazie all’Associazione Banco Alimentare della Lombardia, dei primi due Hub di recupero delle derrate alimentari dalla Grande Distribuzione Organizzata. Inoltre, in collaborazione con Caritas Ambrosiana, sono stati attivati i primi tre Empori della Solidarietà milanesi nei quartieri di Barona, Lambrate e Niguarda e sostenute sei Botteghe della Solidarietà già presenti: presidi che hanno contribuito a soddisfare i bisogni alimentari di circa 7.000 persone ogni anno con spese mensili o quindicinali. 

Uno degli interventi che ha maggiormente contraddistinto il Programma è stata l’attivazione di 23 reti di prossimità nei quartieri in cui era presente la maggior incidenza di povertà minorile: 500 organizzazioni coinvolte che, con la stretta collaborazione delle assistenti sociali del Comune, hanno realizzato 23 progettazioni che, da gennaio 2019 a marzo 2024, hanno intercettato migliaia di famiglie fragili, rispondendo ai loro bisogni specifici e primari e attivando percorsi di miglioramento delle loro condizioni. Le reti di quartiere hanno lavorato sia sulla povertà materiale dei minori che sull’intercettazione, l’ascolto e l’orientamento delle famiglie e sulla creazione di opportunità educative e relazionali per bambini e ragazzi: progetti che hanno accompagnato circa 53mila persone di cui 29.500 minori e che hanno visto il coinvolgimento di migliaia di operatori e volontari. 

Modello di welfare di prossimità

Al di là delle cifre, il valore di QuBì risiede nel lascito di un modello consolidato di welfare di prossimità per il contrasto alle povertà, possibile grazie al lavoro di rete sul territorio, alla capacità di ricomposizione delle risorse presenti (pubbliche e private) e alla creazione di risposte nuove, laddove necessario. 

Prossimi step

QuBì continuerà a sostenere per l’anno scolastico 2025/2026 il sistema dei doposcuola cittadini, in continuità con le annualità precedenti: la modalità di lavoro in rete, sperimentata nei quartieri, era stata adottata sui doposcuola già per l’anno scolastico 2022/2023 per rispondere a un bisogno specifico, quello del sostegno allo studio, diventato ancora più necessario dopo i mesi di lockdown. Oggi sono attive 9 reti municipali che coinvolgono 220 doposcuola anche grazie alla condivisione di operatori, prassi e modalità di intervento e che raccolgono circa 8.000 minori, di cui l’80% si trova in condizioni di fragilità sociale ed economica. 

Oggi le reti QuBì sono patrimonio della città: l’assessorato Welfare e Salute del Comune di Milano, in collaborazione con altri assessorati dell’amministrazione, ha avviato nel 2023 un percorso di co-programmazione e co-progettazione sul tema del contrasto della povertà minorile con gli enti della città, da cui è emersa la volontà di mantenere molte delle modalità di lavoro sperimentate in questi anni (reti e lavoro di prossimità, collaborazione tra non profit e assistenti sociali di comunità, etc.). QuBì è quindi oggi un intervento realmente cittadino, che coinvolge non più solo i 23 quartieri individuati anni fa, ma tutti e 9 i municipi, con un rinnovato ingaggio dell’amministrazione e delle organizzazioni di terzo settore. 

Per poter contribuire e sostenere il lavoro di QuBì è stato istituito il Fondo QuBì presso la Fondazione di Comunità Milano: le donazioni saranno, nello specifico gli interventi solidali dalle reti di terzo settore a favore di bambine e bambini a rischio marginalità ed esclusione in tutti e nove i Municipi. 

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