03 Dicembre 2015

All’interno di Semi di Comunità, progetto di coesione sociale avviato nel 2013 grazie al supporto di Fondazione Cariplo e che interessa il quartiere di Quarto Oggiaro a Milano, lo scorso marzo nasce, nella zona del quartiere vicina alla Stazione di Certosa, l’orto-giardino urbano QuOrto.

Cosa c’era prima

L’avvio di QuOrto ha consentito di aprire ai cittadini, dopo diversi anni, un’area di circa 6000 mq, precedentemente adibita a parcheggio, successivamente abbandonata, percepita dagli abitanti del quartiere come un luogo degradato, minaccioso. Non a caso i nostri primi ingressi nell’area hanno visto l’inaspettato arrivo delle Forze dell’Ordine, avvertite da qualche cittadino preoccupato. Con il passare delle settimane il clima è decisamente cambiato, la nostra iniziativa è stata accolta con curiosità, interesse, partecipazione. Oggi l’orto urbano occupa circa 600 mq, ma il resto dell’area, grazie all’intervento dell’ente proprietario e di cittadini e organizzazioni del quartiere (associazioni, scuole professionali), è stato messo in sicurezza e oggi è sottoposto a periodica manutenzione e cura del verde.

Cosa c’è adesso

QuOrto è oggi, prima di tutto, come dice il suo stesso nome, un orto, ovvero un luogo in cui, in un territorio di periferia metropolitana ad alta urbanizzazione (ma che non troppi decenni fa era “campagna”), è possibile (ri)entrare in contatto con la terra, con i suoi prodotti e, insieme, è un luogo in cui coltivare relazioni, incontrare e conoscere altre persone, collaborare, contribuire insieme al miglioramento ambientale del proprio territorio, vedere, letteralmente, i frutti del proprio impegno, infine condividere, con gli altri ortisti urbani, uno spazio-bene comune, con regole di comportamento e gestione che vengono elaborate insieme e diventano occasione per conoscersi, costruire connessioni, fare gruppo.

L’interesse degli abitanti di Quarto Oggiaro è stato decisamente superiore alle aspettative. I primi cittadini con cui siamo entrati in contatto sono stati, ovviamente, coloro che vivono più vicino all’area, ma ben presto le richieste sono aumentate, provengono da tutto il quartiere, siamo oggi costretti a una lista d’attesa, non potendo al momento, per ragioni di risorse, ampliare l’area coltivabile. L’orto urbano si è inoltre rivelato un dispositivo capace di attrarre persone che non appartenevano ai circuiti dell’associazionismo e del volontariato, alcuni giovani, molte donne, persone, ci piace pensare, che, al di là di un’esperienza personale, in questo modo hanno deciso di giocarsi un proprio ruolo per la vita del quartiere, per il bene comune dei suoi abitanti.

Oggi QuOrto non è frequentato unicamente dagli ortisti, ma ospita eventi, cene, presentazioni di altri progetti e iniziative, laboratori educativi aperti alla cittadinanza (ai più grandi e ai più piccoli, agli abitanti storici e a chi da poco è arrivato in quartiere) e dedicati a conoscere le conseguenze dei nostri comportamenti di consumo, ad adottare stili di vita più sani e sostenibili in termini ambientali e sociali. Il QuOrto è quindi un nodo che interagisce con altre realtà attive nel quartiere, dalle scuole (primarie, secondarie, formazione professionale), all’associazionismo di promozione sociale, al volontariato, ai Servizi, si tratti di attività di coltivazione condivisa e formazione agrotecnica, o dei laboratori sugli stili di vita, ai momenti di festa e socializzazione, alla cura di uno spazio comune che vuole essere “pubblico” nel senso più pieno della parola: aperto, accogliente, vissuto.

Cosa ci sarà domani

A meno di un anno dalla conclusione di Semi di comunità, è naturale interrogarsi sul futuro del QuOrto, come delle altre attività messe in campo dal progetto. Nella strutturale incertezza e provvisorietà che caratterizza le sperimentazioni sociali, possiamo comunque tracciare delle ipotesi di lavoro, prefigurare alcuni esiti desiderati. In primo luogo, ovviamente, la continuazione dell’esperienza: questi ultimi mesi di progetto saranno dedicati ad accompagnare gradualmente il gruppo di ortisti urbani e il Circolo associativo territoriale di cui fanno parte ad assumere piena autonomia e responsabilità rispetto a questo bene comune del quartiere. D’altra parte, sarebbe sbagliato cristallizzare e bloccare un’esperienza simile, da cui l’obiettivo, il desiderio, di aprire al quartiere e alla città di Milano anche il resto dell’area, ovvero tutti i 6000 mq, in modo che QuOrto possa innescare nuove attività, ad esempio legate al lavoro, all’imprenditorialità, all’agricoltura sociale, e soprattutto possa continuare a essere occasione per connessioni, condivisioni, coprogettualità.

Giuseppe Imbrogno, per informazioni: 027723201 – Facebook: Semi di Comunità

 

 

 

 

 

 

02 Dicembre 2015

Appuntamento a Milano venerdì 4 dicembre con Innnovation Club – Meno vulnerabile e più intelligente. La città rigenerata dal non profit, incontro promosso da Banca Prossima per parlare di housing sociale e rigenerazione degli spazi urbani grazie anche al non profit. L’evento si svolgerà presso BASE – Area Ex Ansaldo, in Via Bergognone 34, dalle 9.45 alle 13.

PROGRAMMA

10.00 Scenari e contesto
Il terzo settore italiano investe? Evidenze delle banche dati

Flaviano Zandonai, Euricse

Nonprofit e imprenditoria per social housing e rigenerazione della città
Sergio Urbani, Fondazione Cariplo
Marco Morganti, Banca Prossima
Claudio Bossi, Cooperativa La Cordata

11.45 Domande e risposte

12.15 Progettare – Fare – Finanziare
Matteo Bartolomeo, Avanzi
Alberto Ranieri, Banca Prossima
Roberto Leonardi, Fits!

Conduce Flavio Zandonai

01 Dicembre 2015

Agropolis Fondation, Fondazione Cariplo e Fondation Daniel et Nina Carasso hanno lanciato il lancio del Bando internazionale Thought for Food Initiative: Transdisciplinary research towards more sustainable food systems.

Il Bando ha l’obiettivo di (a) promuovere una migliore comprensione della sostenibilità dei sistemi alimentari ed esplorare soluzioni innovative che possano essere implementate dagli attori coinvolti; (b) sostenere progetti di ricerca di eccellenza che si caratterizzino per il carattere innovativo e per un elevato impatto atteso e (c) generare un effetto leva che incoraggi collaborazioni tra differenti discipline scientifiche – con particolare riferimento all’interazione tra scienze naturali e sociali – e inclusive dei diversi stakeholder.

Il Bando, quindi, sostiene i progetti di ricerca – comprese eventuali attività di capacity building – che affrontino uno o più di questi temi: (a) Diversità nei sistemi di produzione agricola per sistemi alimentari e diete più sostenibili; (b) Processi di trasformazione sostenibili per diete più sane e sostenibili.

Il processo di selezione delle richieste di contributo, in due fasi, prevede anzitutto la presentazione di un’idea progettuale (Concept Note – CN). I proponenti dei Concept Note selezionati saranno quindi invitati a sottomettere un progetto di dettaglio (Full Proposal – FP). 

La scadenza per la presentazione dei Concept Note è il 29 febbraio 2016. Per sottomettere la vostra idea progettuale collegatevi alla piattaforma https://agropolisfondation.optimytool.com/en/

Il testo del bando è consultabile su www.fondazionecariplo.it/it/bandi

Per approfondimenti contattare:

30 Novembre 2015

Dieci anni di sfide e obiettivi raggiunti. Ha appena festeggiato il suo decimo compleanno il Parco Tecnologico Padano di Lodi, il primo Parco Tecnologico Italiano che opera nei settori dell’agroalimentare, della bioeconomia e delle scienze della vita. Una realtà scientifica di assoluto livello internazionale, per la quale Fondazione Cariplo, nel corso del tempo, ha stanziato oltre 13 milioni di euro, che hanno contribuito non solo a far nascere e a consolidare l’organizzazione, ma anche a finanziare progetti specifici. Nel Parco hanno sede centri di ricerca privati, un incubatore di impresa, un business park e il Polo di Eccellenza per le Biotecnologie promosso da Regione Lombardia, con il sostegno degli Enti Territoriali, di Fondazione Cariplo e dell'Università degli Studi di Milano. Il PTP ospita anche il CERSA, il Centro Ricerche e Studi Agroalimentari, che si occupa di ricerche genomiche innovative su vegetali e animali. Accanto a queste, una sezione dedicata in modo specifico alla cooperazione internazionale mira a facilitare la condivisione dei risultati ottenuti attraverso gli studi sia con i paesi tecnologicamente più avanzati, sia con quelli in via di sviluppo.

Cosa puoi trovare al Parco Tecnologico Padano?
  • PTP – RICERCA

    Il PTP, grazie ai suoi programmi di ricerca e alle quattro Core Facilities – Genomica, Chimica, Citofluorimetria, Bioinformatica – promuove l’innovazione nei settori agroalimentare, della bioeconomia e della biomedicina

    300+ pubblicazioni – 90+ progetti – 500+ network di ricerca – 44 paesi

  • PTP – IMPRESA

    Il PTP ospita al suo interno Alimenta – acceleratore, incubatore e spazio attrezzato – per far crescere gli aspiranti imprenditori nel settore agroalimentare e delle scienze della vita.

    28 team – 29 milioni € raccolti – 46 nuove imprese – 650 aziende nel network

  • PTP – SERVIZI

    Il PTP è in grado di fornire assistenza nella predisposizione e gestione di progetti di ricerca e sviluppo e nella formazione del personale.

    100+ clienti – 90+ progetti – 4 piattaforme tecnologiche – 650+ business network

 

30 Novembre 2015

Casa, cura, protezione, ascolto, comprensione, supporto, fiducia: di questo hanno bisogno le madri che rischiano di abbandonare i loro figli. E questa è l'assistenza che la Family House offre sul territorio lombardo, aprendo le sue porte 24 ore su 24. Ogni donna che viene accolta riceve attenzioni speciali, grazie a un programma in 3 livelli: 3 gradini che conducono alla scoperta di sé, del proprio ruolo e del proprio bambino. Appena arrivata, una donna è accolta in una Comunità Mamma-Bambino con operatori presenti giorno e notte. Dopo circa un anno passa in un Appartamento di semi autonomia e viene seguita per qualche ora al giorno da un educatore. Una volta riappropriata delle sue forze e fiducia, va in un Appartamento di Alta Autonomia, incontra qualche volta gli operatori e si occupa della sua formazione professionale oltre che, naturalmente, della crescita del proprio bambino. 
Questa è la testimonianza di un'operatrice dell'Associazione Ai.bi. Amici dei Bambini: 24 ore su 24 disponibile per aiutare le mamme e i bambini in condizioni di fragilità. 

“Pronto? Avete un posto per una mamma con il suo bambino?”

"La vera emergenza? E’ l’Italia! Me lo ripeto ogni giorno … e la mia “normale” giornata di lavoro inizia alle 8 del mattino e finisce … non si sa mai quando finisce! Ieri però è stato un giorno davvero speciale, e vale la pena di raccontarlo.  A volte capita che fai ogni sforzo possibile e purtroppo ti trovi davanti a dei muri insormontabili. Altre volte invece, come per incanto, tutto va nella direzione giusta e, in 24 ore, riesci a realizzare un sogno. Anzi due!”
Inizia così il diario di una delle operatrici Ai.bi. che segue le strutture di accoglienza (“Non voglio comparire col mio nome”, spiega. “Questo è il resoconto della mia giornata, ma è praticamente identico a quello dei miei colleghi. Qui la squadra è tutto!”).
"Oggi non mi sono accorta del tempo che passava. Fuori è già buio, diluvia, spengo il computer, prendendomi già qualche appunto per domani. Sono stanchissima e non vedo l’ora di essere a casa. Verso le 10 di sera squilla il telefono: è una chiamata di emergenza. C’è bisogno di un pronto intervento. Una mamma con il suo bambino ha bisogno di una collocazione immediata. La mamma è una ragazzina molto giovane e ha grossi problemi con i suoi genitori che non hanno accettato la gravidanza. L’ospedale in cui ha partorito ha cercato di trovare una soluzione per favorire il suo rientro a casa, ma non c’è stato nulla da fare. Tante paure, tanta sofferenza, ma la ragazza è molto determinata: vuole fare la mamma, nonostante tutto. Il neonato e la sua mamma hanno bisogno di ricevere subito le giuste cure e attenzioni, bisogna fare qualcosa immediatamente. Non può tornare a casa, è spaventata, non sa dove andare. Vengono subito consultati i servizi,  parte un giro di telefonate. Qui in Ai.Bi. la squadra è pronta: quando c’è un’emergenza tutti siamo reperibili e tutti entriamo in azione, ciascuno con il suo compito. Abbiamo da pochi giorni finito di allestire gli spazi di una nuova comunità: è bella, c’è ancora l’odore fresco di pittura. Possiamo aprirla subito? Stanotte? Adesso? Ovviamente sì, è la risposta. Raggiungo la casa, verifico di persona, tutto è pronto e l’accoglienza della mamma e del suo bambino è immediata. Vedere il sollievo sul viso di quella donna, cancella tutta la stanchezza di questa notte insonne. 
Torno a casa soddisfatta e crollo addormentata. La sveglia suonerà fra meno di quattro ore, alle otto. Peccato che, un quarto d’ora prima, a svegliarmi è … il telefono! Piazza di una grande città, sotto i cartoni, hanno trovato a ripararsi dal freddo e dalla pioggia una mamma con il suo piccolino. Mi immagino la scena, il terrore nei loro occhi, per essere stati scoperti, per non avere un altro posto dove stare. In pochi minuti sono pronta e operativa. Intanto i carabinieri e i servizi sono già attivi, la squadra di Ai.Bi. risponde anche questa volta all’appello. Andiamo a prenderli e accompagniamo la mamma con il suo bambino in Comunità Mamma Bambino. Qui potranno avere una propria camera calda. Qui potranno lavarsi e mangiare seduti a tavola, qui potranno sentire di essere accolti! 
Sono solo le 11 del mattino e mi sembra di aver vissuto un mese, non 24 ore. Non possiamo permetterci di fermarci nemmeno un attimo". 

Approfondisci: Sostegno per la famiglia e prevenzione dell'abbandono nella Family House

Nel 2013, grazie ad una donazione testamentaria, Ai.Bi. è diventata proprietaria di una palazzina che, ristrutturata grazie anche al sostegno della Fondazione Cariplo, è diventata la ‘Clinica per la Cura dell’Abbandono’ in grado di fornire servizi a 360° a sostegno della famiglia e dell’accoglienza di minori e mamme in difficoltà. Un progetto unico in Europa, nell’ambito del Sostegno alla Famiglia, della Prevenzione e della Cura dell’Abbandono. Un intervento che mette al centro la salute del cuore e dell’anima, del bambino e della famiglia. 
La struttura è stata totalmente ristrutturata, ha aperto a luglio e viene presentata il 1' dicembre 2015. 

I servizi per le mamme e i bambini in difficoltà

  • 1 Culla per la Vita
  • 2 nuove Comunità Mamma-Bambino
  • 1 Appartamento di Semi Autonomia
  • 1 nuovo Appartamento di Alta Autonomia
  • 1 Consultorio Familiare e Centro Servizi per le Famiglie
  • 1 Centro di Formazione per Famiglie e Operatori
  • 1 Spazio neutro per l’incontro tra i bambini e le famiglie d’origine
  • 1 Foresteria per i volontari Ai.Bi. e le famiglie bisognose d’aiuto

[si ringrazia Ai.bi. per testi e foto] 

30 Novembre 2015

Il 1 dicembre 2015, presso la sede di Fondazione Cariplo, è stata virtualmente inaugurata la Family House di Ai.Bi-Amici dei Bambini, la prima struttura in Europa dedicata a rispondere a 360 gradi ai problemi dei bambini abbandonati e delle loro famiglie naturali, adottive e affidatarie.

Questa innovativa “clinica per la cura dell’abbandono”, che non ha potuto organizzare una vera e propria inaugurazione per ragioni di privacy e tutela dei minori ospitati, è nata grazie ad una sinergia che rappresenta di per sé un unicum: finanziatori istituzionali come Fondazione Cariplo e grandi aziende del calibro di Artsana, L’Oréal, IKEA, Hotpoint, Subito.it, Terna, UPS, hanno scelto di fare rete tra loro nell’accoglienza dei più indifesi e della prevenzione di ogni forma di violenza di cui troppo spesso sono vittima giovani mamme con i loro bimbi.

Family House offrirà una serie di interventi sinergici e complementari: una Culla per la Vita; due Comunità Mamma-Bambino; un appartamento di Semi Autonomia e di Alta Autonomia, un Consultorio Familiare e un Centro Servizi per le Famiglie; un Centro di Formazione per Famiglie e Operatori; uno Spazio neutro per l’incontro tra bambini e famiglie d’origine e una Foresteria per i volontari Ai.Bi e le famiglie bisognose d’aiuto.

Sono oltre 30.000 i minori che in Italia stanno crescendo senza famiglia. Quasi 170 milioni nel mondo. Ogni anno, circa 3000 neonati vengono rifiutati al momento della nascita, e di questi solo 400 vengono salvati perché abbandonati nella sicurezza degli ospedali: degli altri, si perde traccia o la si ritrova troppo tardi.

Per contro, il numero di famiglie disponibili all’affido e all’adozione è in continuo calo (queste ultime, ad esempio, diminuiscono di 500 all’anno), anche alla luce dell’isolamento, della mancanza di supporto qualificato, della paura che l’abbandono porta con sé.

 “Le persone in difficoltà – commenta Giuseppe Guzzetti, Presidente Fondazione Cariplo – sono in testa ai nostri pensieri, soprattutto quando le vittime di abbandono sono bambini e mamme. Non possiamo lasciarli soli, ma cerchiamo di garantire ai più piccoli il diritto all’infanzia, sostenendoli nella costruzione del loro futuro”.

Da quasi 30 anni, Amici dei Bambini lavora per far sì che ogni bambino possa essere “figlio” – afferma Marco Griffini, Presidente di Ai.Bi – Dare vita a questa struttura è per Ai.Bi. un’enorme soddisfazione: si tratta di un progetto ambizioso e unico a livello europeo nell’ambito del sostegno alla famiglia e della prevenzione e cura dell’abbandono. Qui il dolore viene accolto, compreso, lenito e aiutato a guarire: al centro del progetto, ci saranno sempre la salute del cuore e dell’anima dei bambini e la loro “Fame di Mamma”. “Fame di Mamma” è anche il nome della campagna di Amici dei Bambini che prenderà il via il 6 dicembre, con l’obiettivo di raccogliere fondi a sostegno della Family House e delle altre strutture di accoglienza sul territorio italiano.

27 Novembre 2015

Parte la terza edizione di C to Work, un percorso gratuito di formazione e orientamento rivolto a donne in cerca del primo impiego, o attualmente fuori dal mercato del lavoro, che aspirano a reinventare la propria  professione. Ideato dall’Associazione Piano C con il contributo di Fondazione Cariplo, C to Work, giunto ormai alla terza edizione, si svilupperà tra gennaio a marzo 2016 proponendo una vasta gamma di attività per arricchire e consolidare le proprie competenze professionali, soprattutto sul lato “digital”. Gestione dei social media, storytelling, web marketing, gestione di contenuti web e video, public speaking, personal branding,… Questi sono solo alcuni dei temi che verranno affrontati durante il corso, che offrirà inoltre momenti di networking, collegamenti con il mondo delle imprese e la possibilità di mettere meglio a fuoco le proprie aspirazioni. C to Work, in più, assegnerà alle partecipanti uno stimolante progetto operativo sul quale cimentarsi: un luogo “ibrido”, che rappresenterà la “chiave” per mettere in moto e rendere visibile chi è alla ricerca di un’occupazione.

Grazie al sostegno di Fondazione Cariplo, il corso, del valore di 4.000 euro, sarà gratuito, e comprenderà:

  • l’utilizzo del coworking di Piano C (e del cobaby)
  • l’inserimento nella community di Piano C
  • il coaching di gruppo
  • il tutoring per il progetto operativo
  • gli incontri con il mentor e il manager di ispirazione per il team di lavoro
  • uno spazio dedicato sul sito Piano C per raccontare la propria esperienza e rendersi visibili al mercato
  • una valutazione pre e post percorso delle competenze acquisite

Per presentare la propria candidatura è necessario compilare il questionario su www.pianoc.it. Non è richiesta nessuna formazione specifica: l’opportunità è rivolta a tutte. Il bando scade il 23 dicembre 2015.

Per ulteriori informazioni
Kibra Sebhat – kibra.sebhat@pianoc.it – 333 8262492

25 Novembre 2015

Il Parkinson è una malattia neurodegenerativa che rientra nella famiglia dei disordini del movimento. In Italia si contano circa 230.000 pazienti. Le attuali terapie controllano i sintomi che interessano il movimento, mentre manifestazioni secondarie attinenti al declino cognitivo sono meno controllabili. Non disponiamo al contrario di una cura definitiva per questa patologia altamente invalidante e la maggior parte delle Regioni italiane non ha sviluppato uno specifico percorso diagnostico-terapeutico assistenziale.

Nell’ambito di un Bando dedicato alla ricerca sulle patologie legate all’invecchiamento, Fondazione Cariplo sostiene iniziative volte a chiarire i meccanismi alla base della patologia, con l’obiettivo di identificare approcci terapeutici e preventivi. #FondazioneCariplo

Il 28 novembre si celebra la Giornata nazionale della malattia del Parkinson. Conosciamo meglio tre progetti importanti per la ricerca contro questa malattia, sostenuti da Fondazione Cariplo.

c-Rel una proteina utile per la cura del Parkinson

Marina Pizzi, Professore Associato di Farmacologia, Dipartimento di Medicina Molecolare e Traslazionale dell’Università degli Studi di Brescia

La malattia di Parkinson è una malattia degenerativa che colpisce parti del cervello coinvolte nel controllo del movimento e della postura. Dopo l’Alzheimer, la malattia di Parkinson rappresenta la principale malattia neurodegenerativa associata all’invecchiamento ed è il principale disturbo del movimento. Ha una prevalenza dell’ 1% nella popolazione al di sopra i 65 anni e del 5% oltre gli 85 anni. Nel 5% dei casi la malattia ha cause genetiche, ma nel 95% dei casi si presenta in forma sporadica. Si calcola che almeno 200.000 persone in Italia e 1.200.000 in Europa siano affette da malattia di Parkinson. Questi numeri sono destinati ad aumentare dal momento che nei prossimi 20 anni il numero di persone over 65 raddoppierà raggiungendo il 33% della popolazione. Alterazione del linguaggio, disturbi del sonno, stipsi e incapacità a percepire gli odori, sono spesso disturbi precoci che anticipano la malattia. I sintomi motori classici sono la lentezza dei movimenti, il tremore a riposo, in particolare delle mani e degli arti, la rigidità muscolare, le alterazioni della postura e la perdita di stabilità. Con la progressione della malattia il volto diviene inespressivo, compare la difficoltà a deglutire e diventa inevitabile il ricorso alla sedia a rotelle. Alla base di questi sintomi c’è la perdita dei neuroni dopaminergici della sostanza nera cerebrale, ma le cause di questa degenerazione non sono ancora note. Si ritiene che una combinazione di fattori genetici e ambientali possa essere responsabile della malattia.

Per la cura del Parkinson bisogna mirare a proteggere i mitocondri cerebrali dai radicali ossidativi che si liberano durante la produzione di energia cellulare. Una proteina in grado di farlo è stata recentemente scoperta nel Dipartimento di Medicina Molecolare e Traslazionale dell’Università di Brescia. Questa proteina si chiama c-Rel e quando non funziona compaiono, con l’invecchiamento, tutti i principali segni della malattia: ridotta formazione di dopamina cerebrale, difficoltà nel mantenere la postura, rallentamento, rigidità e compromissione della coordinazione motoria. Lo studio bresciano, al quale hanno collaborato i laboratori delle Università di Verona, Cagliari, Cambridge e Cornell di New York, rivela che bloccando l’espressione della proteina c-Rel, alcuni topolini perdono i neuroni della sostanza nera all’età di 18 mesi (all’incirca i nostri 60 anni). Inoltre, proprio come nei nostri anziani affetti da malattia di Parkinson, i sintomi di questi topolini migliorano con il trattamento farmacologico a base di L-DOPA. La proteina c-Rel dimostra quindi di essere un fattore che conferisce resistenza all’invecchiamento e buona salute ai neuroni della sostanza nera.

Gli studi proseguono nei laboratori del Dipartimento di Medicina Molecolare e Traslazionale, in collaborazione con la Clinica Neurologica dell’Università di Brescia, l’IRCCS Ospedale San Camillo di Venezia e la PD UK Brain Bank di Londra, per analizzare le alterazioni di c-Rel nei pazienti colpiti dalla malattia di Parkinson. Il fine è capire se un difetto nella funzione di questa proteina rappresenti un fattore di rischio per lo sviluppo della malattia con l’avanzare dell’età, e diventare un target per nuove terapie già identificate ma ancora in fase di ricerca. Un risultato preliminare e incoraggiante è la recente identificazione di questo difetto nelle cellule del sangue e nei cervelli dei pazienti affetti da Parkinson. Lo studio su un numero sempre più ampio di soggetti, e direttamente sui cervelli, rivelerà il seguito di questa promettente ricerca.

La degenerazione dei nervi automatici: analisi su 300 pazienti

Alberto Albanese, Responsabile UO Neurologia Istituto Clinico Humanitas

La malattia di Parkinson è una malattia neurologica degenerativa che progredisce lentamente nel tempo. È stato calcolato che il 25-30% di questi pazienti sviluppa nel tempo un decadimento cognitivo fino alla comparsa di demenza in un periodo compreso tra 5 e 10 anni dopo l’insorgenza dei sintomi parkinsoniani. Non esistono attualmente marcatori clinici o biologici che permettano di prevedere quali di questi pazienti siano destinati a sviluppare decadimento cognitivo. Vi sono indizi scientifici che la degenerazione dei nervi autonomici (le fibre nervose destinate a controllare gli organi interni) sia un fenomeno che precede lo sviluppo di decadimento e demenza nella malattia di Parkinson. La ricerca finanziata da Cariplo ha per oggetto proprio la verifica di questa ipotesi, mediante lo studio prospettico di una coorte di pazienti con malattia di Parkinson, che verranno sottoposti ad esami di laboratorio e di neuroimmagini per individuare precocemente la comparsa di degenerazione dei nervi autonomici. I pazienti saranno sottoposti periodicamente a valutazioni del sistema nervoso autonomo, per identificare la sofferenza di tali nervi, ed a valutazioni cognitive, al fine di identificare l’eventuale comparsa di demenza. La ricerca sarà svolta presso l’Istituto Clinico Humanitas in collaborazione con l’Istituto Neurologico Carlo Besta e l’Istituto Scientifico San Raffaele.

I meccanismi molecolari responsabili dell'insorgenza del Parkinson

Fabrizio Gardoni, Associate Professor, Dept. Pharmacological and Biomolecular Sciences

La malattia di Parkinson è una delle più diffuse patologie neurodegenerative del sistema nervoso centrale attualmente incurabile. I principali sintomi della malattia sono di tipo motorio e sono associati ad una riduzione dei livelli di dopamina nello striato. Lo striato è una regione del cervello caratterizzata da diverse popolazioni di neuroni che hanno il compito di integrare le informazioni provenienti da numerose aree cerebrali per promuovere il controllo del movimento. Nelle malattia di Parkinson, la morte dei neuroni dopaminergici provoca importanti alterazioni morfologiche e funzionali nello striato. Tra queste alterazioni, precoci modifiche della composizione ed attività dei recettori del glutammato di tipo NMDA sembrano avere un ruolo chiave nella patogenesi della malattia e potrebbero rappresentare un bersaglio farmacologico innovativo per lo sviluppo di terapie future.Il presente progetto di ricerca è rivolto allo studio dei meccanismi molecolari alla base delle alterazioni nella attività dei recettori del glutammato di tipo NMDA nelle fasi iniziali della malattia di Parkinson e durante la sua progressione, con particolare attenzione alle differenze che caratterizzano le diverse popolazioni di neuroni presenti nello striato. Questa ricerca si propone quindi di comprendere i meccanismi molecolari responsabili della differente composizione dei recettori NMDA nelle diverse cellule neuronali dello striato e di evidenziare il loro ruolo nella malattia di Parkinson. Inoltre il progetto si avvarrà di approcci innovativi come i peptidi “cell-permeable” per studiare l’effetto di suddette alterazioni dei recettori NMDA sul comportamento motorio che caratterizza la malattia di Parkinson.

20 Novembre 2015
I Vertici Acri, l’associazione delle Fondazioni di origine bancaria e delle Casse di Risparmio Spa, guidati dal presidente Giuseppe Guzzetti, sono stati ricevuti il 19 novembre al Quirinale dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in un incontro ristretto convocato alla vigilia dei 25 anni dall’approvazione del regolamento attuativo (20 novembre 1990) della legge Amato (30 luglio 1990) che ha istituito le attuali Fondazioni di origine bancaria quali enti non profit eredi dell’attività filantropica delle storiche Casse di Risparmio e Banche del Monte.

L’incontro è stato l’occasione per illustrare al Presidente Mattarella il ruolo di promozione sociale ed economica svolto dalle Fondazioni, che attraverso le loro attività, offrono sostegno a
al welfare, all’arte, alla cultura, alla ricerca scientifica, alla tutela dell’ambiente, all’housing sociale, allo sviluppo del Paese. Guzzetti ha anche ricordato che lo scorso anno, la Legge di stabilità per il 2015 introduceva un ulteriore appesantimento della pressione fiscale sulle Fondazioni, passando dai 100 milioni di euro di carico fiscale complessivo nel 2011, ai 170 del 2012 e del 2013, per arrivare ai 424 milioni di euro versati dalle Fondazioni nel 2014. Quest’anno, invece, un dialogo positivo con il Governo ha consentito di pensare a detrazioni fiscali, in termini di credito di imposta, per le erogazioni che le Fondazioni metteranno a disposizione per alimentare un fondo finalizzato a migliorare le condizioni dell’infanzia in difficoltà.

"Quest’iniziativa nell’ambito del disegno di Legge di stabilità per il 2016 è un fatto di grande civiltà per il nostro Paese e siamo orgogliosi e pronti a collaborare al piano contro la povertà concordato con il presidente Renzi – ha dichiarato il Presidente Guzzetti Le nostre Fondazioni possono dare un contributo importante al processo di rinnovamento dell’Italia, soprattutto sul fronte del welfare e, nello specifico, a livello delle comunità locali. Siamo onorati di aver avuto l’opportunità, in occasione dei 25 anni dall’istituzione delle nostre Fondazioni, di rappresentare al Presidente della Repubblica Italiana il nostro costante impegno a favore della collettività. Esso si cocretizza in interventi di sussidiarietà sociale all’interno di una pluralità di settori, nei quali, creando reti collaborative con altri soggetti del non profit, privati e pubblici, cerchiamo di dare risposte innovative a nuovi e crescenti bisogni, in particolare quelli espressi dalle categorie più svantaggiate, che maggiormente risentono delle difficoltà determinate dall’attuale congiuntura".

19 Novembre 2015

Diritto al cibo, diritto alle proprie tradizioni alimentari e sostenibilità dei consumi e delle produzioni agricole per i nuovi cittadini delle nostre città saranno i temi al centro del convegno di restituzione del progetto Nutrire la Città che Cambia, in programma venerdì 27 novembre alle ore 17 presso la Sala Conferenze dell’Acquario Civico di Milano, in Viale Gadio, 2. Il progetto, sviluppato da Associazione Solidarietà e Sviluppo (ASES) e Confederazione Italiana Agricoltori (CIA) con il contributo di Fondazione Cariplo e l’assistenza scientifica dell’Università di Milano, è stato avviato nel 2013 per verificare la possibilità di produrre in Lombardia i prodotti vegetali esotici richiesti dai cittadini provenienti da paesi non comunitari che risiedono nel nostro territorio. L’iniziativa ha permesso di mappare i produttori agricoli non comunitari presenti in Lombardia, i canali di vendita e le condizioni di coltivazione dei prodotti e di esaminare le applicazioni nutraceutiche di alcuni tra questi vegetali. Durante l’incontro, verranno illustrati i risultati ottenuti e le esperienze delle aziende agricole protagoniste della sperimentazione.

Per iscrizioni scrivere a p.ambrosoni@cia.it indicando nome, cognome, ente di appartenenza.

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