Housing Sociale

A partire dal 1999, Fondazione Cariplo ha affrontato con determinazione il tema dell’abitare sociale, lanciando diversi bandi finalizzati ad aumentare l’offerta, da parte di gestori non profit, di alloggi e servizi di accompagnamento rivolti a persone con diverse fragilità e che dal 2011 sono confluiti in un unico bando “Housing sociale per persone fragili” che stimola i territori ad aumentare la capacità di risposta ad alcuni bisogni abitativi (legati alla situazione socioeconomica, alla disabilità e all’invecchiamento). L’obiettivo è potenziare l’offerta e rafforzare l’autonomia delle persone, massimizzando l’accessibilità economica delle soluzioni abitative. Fino a oggi (dati a giugno 2025) la Fondazione ha sostenuto 413 progetti deliberando contributi per circa 80 mln €, attivando oltre 6.000 posti letto a beneficio di soggetti con fragilità. 

Inoltre, a partire dal 2004, Fondazione Cariplo ha deciso di affrontare in maniera sistematica il tema dell’edilizia privata sociale costituendo, con la partecipazione e il sostegno di Regione Lombardia e di ANCI Lombardia, una fondazione di scopo: la Fondazione Housing Sociale. Ad oggi è attiva come ente promotore del modello di housing sociale in Italia, in qualità di advisor dei fondi che investono nel settore: fornisce assistenza nella progettazione degli interventi, offrendo consulenza nella pianificazione urbanistica e architettonica, nel design dei servizi e del welfare abitativo e nel community development. 

L’impegno di FHS ha portato nel 2006 alla nascita del primo fondo italiano dedicato all’housing sociale – il Fondo Abitare Sociale 1, sull’esempio del quale è stato successivamente costituito il Fondo Nazionale Investimenti per l’Abitare, gestito da CDP Real Asset SGR, motore di un Sistema Integrato di Fondi di Housing Sociale (SIF) che realizza progetti di housing sociale in tutta Italia. Il SIF è oggi uno dei programmi di investimento di impatto più grandi realizzati a livello mondiale.   

L’esperienza dell’housing sociale ha conosciuto in Regione Lombardia il massimo sviluppo. Nel 2019 ha iniziato la propria attività REDO Sgr S.p.A. Società Benefit, gestore del Fondo Abitare Sociale 1 (oggi chiamato Fondo Immobiliare di Lombardia – FIL). REDO esprime attenzione e competenze anche rispetto allo student housing e alla rigenerazione urbana. 

Innovazione per lo Sviluppo

Innovazione per lo Sviluppo è un programma promosso insieme a Fondazione Compagnia di San Paolo con la finalità di sostenere l’innovazione nel settore della cooperazione internazionale allo sviluppo, in particolare favorendo e rafforzando legami tra Italia e Africa

Attivo dal 2016, le attività del programma si sono strutturate lungo tre assi di lavoro:

  • call e opportunità di collaborazione tra le Organizzazioni della Società Civile (OSC) attive in cooperazione internazionale e il mondo dell’innovazione italiana e africana;
  • formazione del capitale umano e creazione di una comunità di pratica dalle competenze ibride rivolta a operatrici e operatori della cooperazione internazionale allo sviluppo;
  • eventi e incontri – digitali e in presenza – per favorire il networking e il continuo scambio di buone pratiche

Percorso progettuale e risultati

Dal 2016 al 2023 Innovazione per lo sviluppo ha sostenuto 59 progetti di innovazione aperta, raggiungendo circa 40mila beneficiari diretti e 600mila beneficiari indiretti, coinvolgendo Organizzazioni della Società Civile, soggetti innovatori e comunità e istituzioni locali tra Italia e Africa. Nello stesso periodo, il programma ha promosso 26 percorsi di formazione e capacity building organizzati da 17 partner tecnici. Questi sono stati dedicati a temi dell’innovazione (dati per lo sviluppo, approccio imprenditoriale e leadership, project management, impatto) che hanno raccolto complessivamente 2.200 candidature e circa 1.400 partecipanti.

Gli eventi sono stati occasioni di incontro e networking per la community di Innovazione per lo Sviluppo che ha raggiunto nel 2023 quota 10.000 persone. Nel corso di tre edizioni (2017, 2019, 2023), gli Open Days dell’Innovazione hanno riunito circa 1.500 persone in presenza e in modalità ibrida, mentre la serie di webinar Open Talks dell’Innovazione, nata in conseguenza dell’emergenza sanitaria, ha raggiunto 600 partecipanti

Il consolidamento

Nel 2024 il programma è entrato nella fase di consolidamento con Innovazione per lo Sviluppo – Next, focalizzato sul follow-up dei progetti finanziati con le call di innovazione aperta, sulla preparazione di una legacy di progetto per mettere a disposizione tutti gli apprendimenti e le innovazioni realizzate (il sito è diventato un portale multimediale di consultazione), e sulla formazione. Nell’ambito di quest’ultima sono state sostenute: l’edizione 2024 del Social Enterprise Open Camp (Catania, ottobre 2024), promosso da Fondazione Opes-Lcef e Consorzio CGM; la Low Code Academy di Impact Skills con il Cisv; il percorso GET DATA! (raccolta e gestione dei dati) promosso da Gnucoop e Soleterre; e l’iniziativa di volontariato digitale promossa dall’associazione Digital for Humanity. 

QuBì – La ricetta contro la povertà infantile

Il programma QuBì – La ricetta contro la povertà infantile, fortemente voluto nel 2017 dall’allora presidente di Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti, ha messo in campo quasi 27 mln di euro di risorse complessive per la realizzazione di azioni di contrasto della povertà minorile.

Analisi dello scenario

Nel 2017, grazie alla collaborazione con il Comune di Milano, è stato possibile passare dalle stime ai dati e fotografare, per la prima volta, la povertà minorile e la sua incidenza nei diversi municipi e quartieri. L’analisi realizzata consegnava l’immagine di una città in cui i contributi pubblici di sostegno al reddito avevano raggiunto 19.181 nuclei famigliari, corrispondenti a 54.493 individui. Le famiglie con minori raggiunte erano 9.433, per un totale di 19.703 bambine e bambini, ragazze e ragazzi. Ma il dato non teneva conto di quelle famiglie che non richiedevano le misure di sostegno al reddito per via della mancanza dei requisiti di accesso o perché, più semplicemente, non ne erano a conoscenza o non erano in grado di presentare domanda. Con l’obiettivo di poter raggiungere le famiglie non intercettate, era necessario lavorare a stretto contatto con la parte di città che quelle famiglie le conosceva, con operatrici e operatori, volontari e assistenti sociali che ogni giorno le incontravano nei quartieri, nei cortili, nelle sedi delle organizzazioni e negli spazi di distribuzione delle derrate alimentari. 

Interventi di contrasto alla povertà alimentare

Nella piena consapevolezza di un bisogno quanto mai urgente da soddisfare, QuBì dal 2017 ha iniziato a sostenere una molteplicità di interventi mirati per il contrasto alla povertà alimentare, a partire dall’attivazione, grazie all’Associazione Banco Alimentare della Lombardia, dei primi due Hub di recupero delle derrate alimentari dalla Grande Distribuzione Organizzata. Inoltre, in collaborazione con Caritas Ambrosiana, sono stati attivati i primi tre Empori della Solidarietà milanesi nei quartieri di Barona, Lambrate e Niguarda e sostenute sei Botteghe della Solidarietà già presenti: presidi che hanno contribuito a soddisfare i bisogni alimentari di circa 7.000 persone ogni anno con spese mensili o quindicinali. 

Uno degli interventi che ha maggiormente contraddistinto il Programma è stata l’attivazione di 23 reti di prossimità nei quartieri in cui era presente la maggior incidenza di povertà minorile: 500 organizzazioni coinvolte che, con la stretta collaborazione delle assistenti sociali del Comune, hanno realizzato 23 progettazioni che, da gennaio 2019 a marzo 2024, hanno intercettato migliaia di famiglie fragili, rispondendo ai loro bisogni specifici e primari e attivando percorsi di miglioramento delle loro condizioni. Le reti di quartiere hanno lavorato sia sulla povertà materiale dei minori che sull’intercettazione, l’ascolto e l’orientamento delle famiglie e sulla creazione di opportunità educative e relazionali per bambini e ragazzi: progetti che hanno accompagnato circa 53mila persone di cui 29.500 minori e che hanno visto il coinvolgimento di migliaia di operatori e volontari. 

Modello di welfare di prossimità

Al di là delle cifre, il valore di QuBì risiede nel lascito di un modello consolidato di welfare di prossimità per il contrasto alle povertà, possibile grazie al lavoro di rete sul territorio, alla capacità di ricomposizione delle risorse presenti (pubbliche e private) e alla creazione di risposte nuove, laddove necessario. 

Prossimi step

QuBì continuerà a sostenere per l’anno scolastico 2025/2026 il sistema dei doposcuola cittadini, in continuità con le annualità precedenti: la modalità di lavoro in rete, sperimentata nei quartieri, era stata adottata sui doposcuola già per l’anno scolastico 2022/2023 per rispondere a un bisogno specifico, quello del sostegno allo studio, diventato ancora più necessario dopo i mesi di lockdown. Oggi sono attive 9 reti municipali che coinvolgono 220 doposcuola anche grazie alla condivisione di operatori, prassi e modalità di intervento e che raccolgono circa 8.000 minori, di cui l’80% si trova in condizioni di fragilità sociale ed economica. 

Oggi le reti QuBì sono patrimonio della città: l’assessorato Welfare e Salute del Comune di Milano, in collaborazione con altri assessorati dell’amministrazione, ha avviato nel 2023 un percorso di co-programmazione e co-progettazione sul tema del contrasto della povertà minorile con gli enti della città, da cui è emersa la volontà di mantenere molte delle modalità di lavoro sperimentate in questi anni (reti e lavoro di prossimità, collaborazione tra non profit e assistenti sociali di comunità, etc.). QuBì è quindi oggi un intervento realmente cittadino, che coinvolge non più solo i 23 quartieri individuati anni fa, ma tutti e 9 i municipi, con un rinnovato ingaggio dell’amministrazione e delle organizzazioni di terzo settore. 

Per poter contribuire e sostenere il lavoro di QuBì è stato istituito il Fondo QuBì presso la Fondazione di Comunità Milano: le donazioni saranno, nello specifico gli interventi solidali dalle reti di terzo settore a favore di bambine e bambini a rischio marginalità ed esclusione in tutti e nove i Municipi. 

Never Alone

Introduzione al progetto 

Never Alone è un progetto nato nel 2015 in occasione dell’Annual General Assembly dello European Foundation Centre (EFC) a Milano, con l’obiettivo di sostenere i Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA) e i neomaggiorenni in Italia e in Europa. L’iniziativa, inizialmente parte dello European Programme for Integration and Migration (EPIM), ha visto la collaborazione di numerose fondazioni italiane ed europee per promuovere il benessere e l’inclusione sociale dei giovani migranti. 

In Italia, il progetto è promosso da Fondazione Cariplo insieme a Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, Fondazione CON IL SUD, Fondazione Monte dei Paschi di Siena e Fondazione Peppino Vismara. Hanno contribuito anche Fondazione Enel Cuore e JP Morgan su temi specifici. 

Le fasi precedenti del progetto 

Fasi 1 e 2 (2016–2019)

Con un investimento complessivo di € 9.650.000, il progetto ha consentito il lancio di due bandi nazionali finalizzati a innovare le modalità di presa in carico dei MSNA, promuovendo l’integrazione e l’autonomia nel rispetto dei diritti dei minori. Nelle due edizioni sono stati finanziati 16 progetti in 12 regioni italiane, coinvolgendo oltre 120 enti (di cui almeno 20 pubblici) e accompagnando oltre 4.000 giovani migranti

Durante la seconda fase, è stato dato impulso al Sistema di Tutela Volontaria (legge 47/2017), con tre progetti sperimentali a supporto dei tutori volontari realizzati in Piemonte, Toscana e Sicilia e il progetto nazionale “Pass4You” – finalizzato a supportare i tutori nell’accedere alle Ambasciate per l’ottenimento del passaporto da parte del MSNA, documento indispensabile per la conversione del permesso di soggiorno per minore età. 

È stata inoltre realizzata un’azione formativa per promuovere una narrazione più inclusiva sul tema della migrazione, grazie ai materiali dell’International Center for Policy and Advocacy (ICPA) di Berlino.

Fase 3 (2021–2022)

Con € 1.855.000 di risorse a disposizione, il focus è rimasto sulla transizione verso la maggiore età e sull’autonomia. In collaborazione con l’impresa sociale Con i Bambini, è stato promosso il bandoPer un domani possibile” che si è posto in continuità con l’esperienza di Never Alone.  

Tramite il progetto “Costellazioni” è stata sviluppata una comunità di pratiche sul tema della transizione verso la maggiore età, programmata e realizzata al fine di capitalizzare le esperienze maturate sin dall’avvio dell’iniziativa e di rafforzare i soggetti attraverso la condivisione delle buone pratiche relative a tre assi: lavoro, abitare e relazioni sociali
È stato inoltre avviato il progetto “Tutori in rete”, che ha portato alla nascita di un’associazione nazionale di secondo livello di tutori legali volontari. È proseguita la diffusione del kit narrativo ICPA e la formazione di un team di formatori con competenze specifiche. 

La fase attuale (dal 2024) 

A giugno 2024 è stata deliberata la quarta fase del progetto, che prevede interventi in cinque ambiti strategici.

  • Transizione verso la maggiore età: proseguimento della comunità di pratiche sui tre assi di intervento precedentemente individuati – lavoro, abitare e relazioni sociali – e su quello nuovo relativo ad apprendimento linguistico e formazione.
  • Supporto al sistema di tutela volontaria: estensione a livello nazionale delle attività di supporto ai tutori volontari e sperimentazione del mentoring.
  • Accoglienza: azioni volte a rafforzare le capacità dei territori di accogliere i minori in modo strutturale, anche tramite la sperimentazione dei Piani di contingenza e il rafforzamento di forme di accoglienza diffusa.
  • Protezione: azioni finalizzate a prevenire situazioni di violenza, abuso e coinvolgimento in attività illegali dei minori stranieri non accompagnati.
  • Sviluppo di azioni sperimentali a livello locale. 

NEETwork

Neetwork è un progetto di Fondazione Cariplo svoltosi tra il 2016 e il 2023 a sostegno della componente più vulnerabile dei neet, ovvero i giovani che non studiano e non lavorano.  

Si tratta di un insieme estremamente eterogeneo per età, formazione, background familiare, di cui una parte significativa presenta un profilo di maggior vulnerabilità caratterizzato da bassa scolarizzazione, reti familiari e sociali poco presenti, storie di migrazione che li espone ad un maggior rischio di esclusione e distanza dal mercato del lavoro. 

Il progetto si è svolto in due fasi, la prima tra il 2016 e il 2019 e la seconda tra il 2021 e il 2023, periodo quest’ultimo inizialmente caratterizzato dalle ripetute aperture e chiusure dovute alla pandemia e al contempo dall’importanza di provare a sostenere i giovani più fragili, pur nell’incertezza del momento storico. In due edizioni, il progetto si è configurato come di seguito sintetizzato. 

Obiettivo

Riattivare la componente più fragile dei neet mediante un percorso di avvicinamento al mercato del lavoro composto da un “pacchetto di opportunità” complementari e integrabili fatto di:

  • rafforzamento e orientamento;
  • formazione in ambito digitale;
  • tirocini retribuiti di 6 mesi presso enti di terzo settore o imprese.  

Beneficiari

Neet 18-24 anni, domiciliati in Lombardia, in possesso al massimo della licenza media, disoccupati da almeno 3 mesi, non iscritti a Garanzia Giovani. 

Modalità di intervento

Intercettazione dei giovani in possesso delle caratteristiche dei beneficiari in via principale mediante campagne sui principali canali social (Facebook, Instagram, Tik Tok, ..), sul sito di progetto, attraverso la segnalazione da parte delle agenzie per il lavoro partner del progetto e dei Centri per l’impiego disposti a collaborare. Verificato il possesso dei requisiti richiesti, i giovani sono stati contattati per presentare loro le possibili opportunità, fissare due colloqui conoscitivi con l’ente accreditato al lavoro volti a rilevare i loro interessi e competenze, ad identificare il percorso più indicato tra quelli offerti, nonché l’opportunità di tirocinio meglio rispondete al loro profilo tra quelle disponibili.

L’intervento ha altresì previsto due colloqui con uno psicologo del lavoro; uno in ingresso per conoscere il giovane, comprendere le ragioni della condizione di inattività/disoccupazione e rilevare eventuali fragilità di cui tenere conto in sede di attivazione; e uno in itinere per verificare/rafforzare la motivazione a proseguire. 

Il progetto si è avvalso della preziosa collaborazione degli Enti di Terzo Settore (ETS) lombardi che hanno messo a disposizione posizioni di tirocinio retribuite per i giovani intercettati nell’ambito del progetto, sostenendone il percorso di attivazione e facendo loro sperimentare un’esperienza motivazionale e di educazione al lavoro.   

Partner operativi e istituzionali

Il progetto, promosso da Fondazione Cariplo, si è svolto in partenariato con Mestieri Lombardia, Fondazione Adecco e Istituto Toniolo e in collaborazione con Regione Lombardia

Risultati

378 enti di terzo settore aderenti, 776 posizioni di tirocinio, 282 giovani attivati. 

Principali apprendimenti

  1. Complessità di intercettare e agganciare i neet in linea con il profilo del progetto, trattandosi di giovani al di fuori del sistema scolastico e dal mercato del lavoro. Spesso, anche nel caso in cui abbiano lasciato un loro recapito telefonico o mail, risultano irraggiungibili o perché hanno cambiato il numero di telefono o perché non rispondono e non leggono la mail. Stabilire un primo contatto mediante messaggistica WhatsApp aumenta le possibilità di riscontro.
  1. Efficacia dei canali social nell’intercettare giovani diversi da quelli che si rivolgono ai centri per l’impiego/agenzie per il lavoro, sebbene vada segnalato che i canali social evolvono rapidamente e richiedono manutenzione e aggiornamento. I giovani reperiti attraverso i social presentano tassi di ammissibilità e attivazione più elevati rispetto a quelli che hanno portato un CV ad uno sportello per il lavoro e sono paragonabili a quelli dei giovani che sono stati “accompagnati” al progetto da parte di un educatore o figura di riferimento.
  1. Presenza di un livello un elevato livello di fragilità. La maggior dei giovani incontrati presenta percorsi scolastici e di vita accidentati, nuclei familiari poco presenti o poco supportivi, soft skills più basse della media e difficoltà di relazione e comunicazione. Nella maggior parte dei casi si tratta di ragazze/i volubili, che cambiano idea rapidamente, in taluni casi con una discreta capacità di trovare lavoro sebbene spesso si tratti di incarichi a termine (di breve respiro o in nero).
  1. I ragazzi, una volta agganciati e intrapreso il percorso di formazione o tirocinio, hanno dimostrato una buona motivazione determinata dalla volontà di acquisire nuove competenze, uscire dalla condizione di inattività, conseguire l’indipendenza economica. 

Nell’ambito dall’esperienza di Progetto Neetwork, Fondazione nel 2023 ha altresì promosso il bando “Neetwork in rete” mediante il quale ha finanziato 11 progetti finalizzati alla intercettazione, accompagnamento e attivazione di giovani in condizione di neet, anch’essi rispondenti ad un profilo di fragilità,  mediante la promozione e il potenziamento di reti composte multi-attore composte da almeno un’organizzazione di terzo settore e un ente accreditato ai servizi per il lavoro. 

A partire dall’esperienza maturata, nel 2025 la Fondazione ha deciso di rafforzare ulteriormente l’impegno sul tema dei neet, promuovendo la sfida di mandato ZeroNeet, in collaborazione con Regione Lombardia e Intesa Sanpaolo

Fondazioni4Africa

Una partnership unica di Fondazioni a favore dello sviluppo in Africa


Il Progetto Fondazioni4Africa è un’iniziativa che vede impegnate per la prima volta insieme quattro fondazioni di origine bancaria: Compagnia di San Paolo, Fondazione Cariparma, Fondazione Cariplo e Fondazione Monte dei Paschi di Siena. Il progetto prevede due interventi, nel Nord Uganda e nel Senegal, finanziati con le risorse messe a disposizione dalle quattro Fondazioni: a budget vi sono 11,1 milioni di euro per i primi 3 anni. A operare direttamente sul campo saranno alcune organizzazioni italiane da sempre attive sui fronti umanitario e della cooperazione internazionale. In Senegal queste organizzazioni collaboreranno anche con alcune associazioni di migranti senegalesi in Italia.

L’intervento nel Nord Uganda mira a sostenere il rientro degli sfollati dai campi IDP (Internally Displaced People: sfollati interni) ai villaggi d’origine o verso altri luoghi di insediamento, per promuovere lo sviluppo locale sostenibile e la pace nei distretti di Gulu, Amuru, Kitgum e Pader.

L’iniziativa in Senegal si propone invece di migliorare le condizioni economiche e sociali delle popolazioni che vivono nell’area rurale e peri-urbana del Senegal. La peculiarità dell’intervento è il coinvolgimento, fin dalle prime fasi di elaborazione e in tutti gli ambiti d’intervento, di alcune associazioni di migranti senegalesi residenti in Italia.

Nel solco della propria missione filantropica, le Fondazioni hanno fatto da collettore di numerosi enti e istituzioni, con l’apporto tuttavia non solo di risorse economiche, ma anche di progettualità ed esperienze maturate negli anni. Ciò conferma che le fondazioni di origine bancaria vivono oggi una nuova stagione di impegno diretto in importanti progetti propri, oltre la logica delle semplici erogazioni.

Nel novembre 2008 è stata siglata la Convenzione (una per ciascun progetto) che regola i rapporti tra le Fondazioni e tutte le associazioni partner dell’iniziativa. I progetti hanno preso avvio ufficialmente il 1 ottobre 2008 in Nord Uganda e il 1 novembre 2008 in Senegal. Per il monitoraggio e la valutazione sono stati selezionati due enti esterni: Punto.sud di Milano per l’intervento in Nord Uganda e la Scuola Superiore Sant’Anna per l’intervento in Senegal.

TOP – Tutoring Online Program

TOP – Tutoring Online Program è un innovativo progetto di supporto online allo studio, nato in via sperimentale nel 2020 da un’idea delle università Bocconi e Harvard, con l’obiettivo di colmare la crescente povertàeducativa aggravata dalla pandemia da Covid-19. La povertà educativa, ovvero la condizione per cui ad un bambino o bambina non è garantito il diritto ad apprendere, formarsi, acquisire competenze e coltivare le proprie passioni e capacità, investe in particolar modo i minori più vulnerabili, appartenenti a famiglie con difficoltà economico-sociali, ma colpisce anche quanti e quante presentano difficoltà cognitivo-comportamentali o problemi emotivi e relazionali. 

Nel 2021, Fondazione Cariplo, nell’ambito dell’Area Servizi alla persona, ha deciso di investire nel programma per consolidarne il modello e aumentarne l’impatto sul suo territorio di riferimento, affidandone la gestione operativa a CIAI(Centro Italiano Aiuto all’Infanzia) e proseguendo la collaborazione con le università ideatrici. 

TOP è rivolto agli alunni e alle alunne delle scuole secondarie di primo grado della Regione Lombardia e offre loro il supporto di studenti universitari volontari provenienti dagli atenei lombardi. Le scuole aderenti segnalano alunni e alunne in base alla loro necessità di supporto scolastico, ma anche ad altre caratteristiche come la capacità di riconoscere i propri bisogni formativi e il desiderio di affrontarli. I tutor sono invece studenti universitari volontari, che ricevono una formazionesuprincipipedagogici e metodologie ditutoraggio condotta dall’Università Bicocca e sulla ChildProtectionPolicy– CPP, ossia linee guida da seguire nella relazione con i minori, curata da CIAI. 

Tutor (studentessa o studente universitario volontario) e tutee (studentessa o studente di scuola secondaria di primo grado) vengono abbinati in considerazione di alcune caratteristiche, tra cui le conoscenze linguistiche, l’esperienza di tutoring, il percorso di formazione accademica, la disponibilità oraria, le materie in cui si richiede o si offre sostegno ed eventuali formazioni pregresse nell’ambito dei Bisogni Educativi Speciali (BES). La scelta di un approccio come quello del peerlearning (apprendimento tra pari), che mette in relazione figure tra loro piuttosto vicine per età ed esperienze vissute, vuole favorire uno scambio e un confronto il più possibile paritario. 

Le attività di tutoring si svolgono interamente online tramite la piattaforma Tutornow. Inoltre, tutor e tutee hanno come punto di riferimento un supervisor che si relaziona con loro per affiancare il percorso di tutoraggio e favorire il dialogo con scuola e famiglia del tutee. Agli studenti e studentesse che ne hanno necessità, TOP garantisce la fornitura di devicerigenerati e connessioneinternet, grazie alla collaborazione con TechSoupItalia

I risultati del programma di tutoraggio vengono rilevati attraverso una valutazionedi impatto secondo l’approcciocontrofattuale, effettuata dall’Università Bocconi. Dalle analisi delle precedenti edizioni è emerso che la partecipazione a TOP ha influito positivamente non solo sul rendimento scolastico (3 mesi di tutoraggio equivalgono a circa 9 mesi di apprendimento in aula), ma anche sulle aspirazioni educative, sul benessere psicologico e socio-emozionale dei minori. Alla luce degli esiti del programma, in particolare sul rendimento scolastico dei beneficiari, il programma TOP a partire dal 2025 è rientrato tra le attività di prevenzione della Sfida di mandato ZeroNeet, nell’ambito dell’Area Attività Filantropiche Trasversali e Sfide di Mandato. 

Partner istituzionali

  • Fondazione Cariplo: soggetto promotore e finanziatore del programma, supervisiona l’intero processo e le relazioni con i soggetti coinvolti. 
  • CIAI (Centro Italiano Aiuto all’Infanzia): partner implementatore del programma, responsabile della gestione operativa delle attività. Nell’ambito di TOP, si occupa di reclutare e formare i supervisor che lavorano con i tutor, erogare la formazione sulla Child Protection Policy e controllarne l’applicazione, mantenere i rapporti con le scuole e i partner tecnici, monitorare l’andamento del progetto comunicando costantemente con il team. 
  • Università Bocconi: soggetto ideatore del programma e partner scientifico, responsabile della valutazione di impatto, in collaborazione con l’Università di Harvard. Si occupa di raccogliere le adesioni delle scuole secondarie di I grado e le candidature dei tutor, esegue il matching tra tutor e tutee attraverso un algoritmo che ne combina le caratteristiche, somministra questionario di valutazione a tutti gli attori coinvolti per effettuare la valutazione d’impatto. 
  • Università di Milano Bicocca: responsabile della formazione pedagogica e metodologica dei tutor. Si occupa di formare sia i tutor che i supervisori, organizza incontri di supervisione rivolti ai tutor, valuta l’impatto del modello di tutoring scelto sullo sviluppo delle competenze dei tutee. 

Partner tecnici

  • Tutornow: è la piattaforma sulla quale si svolgono tutte le attività di TOP. Garantisce un ambiente sicuro  mette a disposizione strumenti per la conduzione delle lezioni. 
  • TechSoup: ente internazionale non profit per la fornitura di soluzioni tecnologiche al terzo settore. Nell’ambito di TOP, si occupa di ricondizionare i device e distribuirli agli alunni che ne fanno richiesta. 

Università lombarde in collaborazione con TOP per i tutor volontari

  • IULM 
  • Politecnico di Milano 
  • Università Bocconi 
  • Università Carlo Cattaneo – LIUC 
  • Università Cattolica del Sacro Cuore 
  • Università degli Studi dell’Insubria 
  • Università degli Studi di Bergamo 
  • Università degli Studi di Brescia 
  • Università degli Studi di Milano Bicocca 
  • Università degli Studi di Pavia 
  • Università Vita Salute San Raffaele 

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