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Il Novecento

Con ben 381 opere, le collezioni dedicate alla pittura e alla scultura del Novecento sono le più consistenti all’interno del patrimonio della Fondazione. Ai primi tre decenni del secolo appartengono alcuni esempi della produzione degli artisti operanti a Milano e afferenti al circuito espositivo regionalistico, come Michele Cascella, la cui apprezzata attività testimonia il lungo perdurare del gusto tardo ottocentesco di matrice naturalista.

Pur documentata da un ristretto numero di autori, la fase del cosiddetto “ritorno all’ordine” culminata nel movimento di Novecento guidato dalla voce critica di Margherita Sarfatti è testimoniata da un capolavoro di Leonardo Dudreville e dai lavori di Anselmo Bucci e Achille Funi, mentre Mario Sironi è rappresentato da una tela di epoca successiva. A questi maestri lombardi – a cui per vocazione novecentista afferiscono i toscani Ottone Rosai e Ardengo Soffici e il romano Antonio Donghi – se ne affiancano nella raccolta altri, parimenti di livello nazionale, meno inquadrabili per scuola, come Aldo Carpi, Raffaele De Grada, Donato Frisia e Arturo Tosi, caposcuola quest’ultimo del paesaggismo. Gli anni del secondo dopoguerra vedono la presenza nutrita di pittori usciti dalla  esperienza del chiarismo, tra cui spiccano Umberto Lilloni, Cristoforo De Amicis e Francesco De Rocchi, e da esponenti di un’arte rinnovata alla luce delle avanguardie d’Oltralpe, sia pure di formazione diversa, come Fiorenzo Tomea, Orfeo Tamburi, Renato Guttuso, Giulio Turcato, Remo Brindisi, Aligi Sassu ed Ernesto Treccani, Sassu.

Di Giacomo Manzù la Fondazione possiede uno dei capolavori, il monumantale rilievo bronzeo che celebra il Risparmio Familiare.

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